Diamo voce a chi l'ha persaFonte Tizio è un avvocato sessantenne. Non proprio di grido, come si dice, anche perché è rimasto senza voce. Gliela ha tolta un chirurgo, insieme alla laringe che era stata colpita da un cancro. Ha sempre fumato come un tubo di scappamento e, ora che ha perso il suo strumento di lavoro, per prima cosa se l'è presa con se stesso. Si sta sorbendo di buzzo buono la riabilitazione per sviluppare la cosiddetta voce esofagea, si era rassegnato a rinunciare a nuotare e ai tanti inconvenienti della tracheostomia. Poi qualcuno gli ha detto che forse la laringe e la parola si potevano salvare e ora è furente. Non vorrei essere nei panni di quell'otorino che l'ha operato. E' da poco uscito sul New England Journal of Medicine un grande trial multicentrico Ma queste sono sottigliezze da specialisti. Ai malati basta sapere che oggi (anzi, da almeno 13 anni) è possibile in molti casi evitare il sacrificio della voce per curare un cancro alla gola, così come le donne sanno oramai che non è inevitabile l'asportazione completa di una mammella malata. "Fare arrivare questo messaggio ai diretti interessati sarebbe molto importante, come lo è stato negli scorsi anni con le donne per il tumore al seno" dice Lisa Licitra, oncologa dei tumori della testa e del collo all'Istituto nazionale dei tumori di Milano. "In effetti", aggiunge il Dr Giulio Cantù, responsabile della divisione di otorinolaringoiatria dello stesso Istituto, "il numero di laringectomie è ancora oggi superiore rispetto a quanto potrebbe essere". Perché tanto accanimento? Forse il Sistema sanitario nazionale dovrebbe incoraggiare i comportamenti virtuosi, ad esempio remunerando di più la chemioterapia e la radioterapia (oggi spesso "in perdita") e un po' meno la demolizione chirurgica quando evitabile. Roberto Satolli
Inserito da redazione il Mar, 01/06/2004 - 00:00
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