ATORVASTATINA - prevenzione degli eventi cardiovascolari
NIENTE DI NUOVO
Nel 2006 le indicazioni di atorvastatina (AT) sono state estese dal trattamento dell'ipercolesterolemia alla prevenzione primaria degli eventi cardiovascolari in pazienti ad alto rischio Indicazioni Prevenzione degli eventi cardiovascolari (CV) in pazienti ad alto rischio per un primo evento cardiovascolare, in aggiunta alla correzione di altri fattori di rischio. Modalità d'impiego Il dosaggio impiegato negli studi è di 10 mg al giorno, ma per abbassare i livelli di colesterolo LDL a quelli previsti dalle linee guida possono essere necessari dosaggi più elevati. Il principio attivo Atorvastatina inibisce selettivamente l'enzima epatico HMG-CoA reduttasi, responsabile della sintesi del colesterolo nel fegato. In questo modo, come fanno tutte le altre statine, AT abbassa i livelli di colesterolo totale, colesterolo LDL (cattivo), apolipoproteina B (trasporta il colesterolo cattivo) e trigliceridi nei pazienti affetti da ipercolesterolemia primaria, compresa quella familiare, o da iperlipemia mista, cioè con livelli alti sia di trigliceridi sia di colesterolo. AT ha anche altri effetti secondari, come conseguenza dell'abbassamento dei livelli di grasso nel sangue: riduce l'infiammazione, inibisce l'aggregazione delle piastrine, migliora la funzionalità dei vasi, soprattutto delle coronarie. Efficacia
Nello studio ASCOT 19.342 pazienti ipertesi e con almeno tre fattori di rischio CV sono stati sottoposti a terapia antiipertensiva con amlodipina o atenololo per cinque anni, più AT 10 mg al giorno o placebo
Nello studio CARDS, invece, sono stati inclusi 2.838 pazienti con diabete di tipo II senza precedenti patologie CV, ma con colesterolo LDL a digiuno inferiore o uguale a 4,14 mmol/L e almeno uno dei seguenti fattori di rischio: ipertensione Effetti avveersi
Gli effetti collaterali riportati nei due studi sono sovrapponibili. Si sono verificati 2 casi di miopatia (malattia dell'unità motoria), uno con AT e uno con placebo, e dolore muscolare (mialgia) nel 4,3 per cento dei trattati con AT contro il 5,1 per cento del placebo. Non si è registrata distruzione delle cellule muscolari (rabdomiolisi), ma si è avuto un aumento 3 volte superiore alla norma degli enzimi del fegato ALT (nell'1 per centodei trattati sia con AT che con placebo) e dell'aspartato transaminasi (0,4 per cento con AT e 0,3 per cento con placebo).
Dati aggiornati a febbraio 2007 (Dialogo sui farmaci 2007; 1: 40).
Inserito da redazione il Lun, 14/01/2008 - 16:40
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