Shared decision-making all’italianaIl gruppo di autori di questa nota si è trovato in due occasioni differenti a parlare di «Shared decision-making» - termine inglese conosciuto da un ristretto gruppo di addetti ai lavori - riportando differenti esperienze italiane. Il gruppo ha pensato di riportare parte di quanto presentato e discusso per avvicinare a questo tema i cittadini, i pazienti e le loro rappresentanze nonché medici e personale sanitario. Di che cosa stiamo parlando Molti fattori, quali i cambiamenti culturali e le nuove conoscenze scientifiche degli ultimi decenni hanno fatto sì che le persone desiderino ottenere maggiori informazioni sul proprio stato di salute e desiderino partecipare attivamente al processo di cura. Coinvolgere il paziente nelle decisioni terapeutiche è dunque un aspetto fondamentale del rapporto che si instaura tra il paziente e l'operatore sanitario, qualunque esso sia (medico, infermiere, eccetera). In quest'ottica, è compito principale dell'operatore sanitario sviluppare specifiche abilità comunicative per aiutare il paziente a comprendere meglio quello che gli sta capitando e quali sono le possibili scelte per gestire il suo problema. Nell'ambito della ricerca, per poter potenziare tali abilità, è importante disporre di strumenti (o scale di misurazione) che permettano di valutare e misurare i comportamenti dell'operatore finalizzati al coinvolgimento del paziente. Che cosa vuol dire shared decision making? La comunicazione è un elemento fondamentale nel rapporto medico-paziente, non solo dal punto di vista della relazione terapeutica, ma anche per il notevole impatto sulla comprensione, sulla soddisfazione, sull'adesione al trattamento, sulla salute e sul numero di richieste del paziente di ulteriori visite. Shared decision making può essere tradotto in italiano come processo decisionale condiviso. La terminologia può apparire complessa e di non facile ed immediata lettura. Ognuno di noi che si trovi a dover compiere una scelta, tanto più se riguarda la propria salute, terrà in considerazione diversi aspetti, che variano a seconda delle proprie idee, valori e preferenze. Quando il medico si trova di fronte a più possibili soluzioni per un determinato problema è fondamentale che chieda il parere del proprio paziente. Il processo decisionale condiviso è proprio questo: un percorso che medico e paziente compiono insieme e che porta a prendere una decisone condivisa rispetto alla gestione di un disturbo o di una malattia. Il medico mette a disposizione del paziente le proprie abilità e conoscenze medico-scientificiche e il paziente esprime i propri dubbi, preferenze e aspettative. La scelta sul da farsi sarà quella che terrà in considerazione entrambi gli aspetti, nell'interesse primario di quel particolare individuo. Quando ne abbiamo parlato
Quattro esperienze, quattro diversi punti di vista L'Unità di ricerca Comunicazione in Medicina del Servizio di Psicosomatica e Psicologia Clinica del Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica dell'Università di Verona, coordinato dalla professoressa Christa Zimmermann, si occupa ormai da diversi anni di comunicazione in ambito sanitario. L'applicazione del modello bio-psicosociale in medicina richiede che gli operatori sanitari imparino ad interagire con i loro pazienti integrando le abilità «centrate sul medico (o operatore)» con quelle «centrate sul paziente». Le abilità comunicative centrate sul paziente permettono un'accurata raccolta delle informazioni sui problemi di vita e di salute del paziente in tempi contenuti, facilitano una relazione di fiducia e di collaborazione e risultano associate ad esiti migliori. In questa cornice coinvolgere il paziente nella cura rappresenta un elemento di centrale interesse per promuovere l'adesione alle indicazioni terapeutiche e, in maniera più ampia, per promuovere la salute dei cittadini. La ricerca in questo campo ha dunque bisogno di strumenti per poter valutare tali abilità e comprendere meglio su quali aspetti fare leva per formare operatori sanitari più attenti ai bisogni individuali del paziente. Uno di questi strumenti è l'OPTION (acronimo inglese che sta per observing patient involvement) che valuta il grado e le abilità con cui l'operatore sanitario coinvolge il paziente nelle decisioni terapeutiche. Lo strumento, anche nella sua recente versione italiana, ha dimostrato di essere un mezzo valido e attendibile per valutare a quale livello i medici coinvolgono i pazienti nel processo decisionale. Al congresso di Friburgo è stata presentata una sintesi dei risultati di due ricerche, una condotta nel contesto della medicina generale e l'altra nell'ambito della psichiatria, utilizzando proprio questo strumento. In entrambi gli studi il coinvolgimento del paziente osservato è stato piuttosto basso. In particolare, il medico sembra essere in difficoltà nel chiedere l'opinione del paziente e favorirlo nel porre domande o richiedere chiarimenti. Emerge dunque la necessità di migliorare la formazione dei medici e di garantire loro uno spazio di apprendimento mirato al potenziamento delle abilità comunicative utili per ottenere un maggiore coinvolgimento del paziente. Migliorare le abilità comunicative degli operatori sanitari ed ottenere un maggior coinvolgimento e partecipazione del paziente al processo di cura permetterebbe di raggiungere verosimili ed auspicabili esiti di cura più favorevoli (maggiore soddisfazione del paziente, migliore adesione ai trattamenti, eccetera).
Presso l'Istituto Dermopatico dell'Immacolata-IRCCS di Roma sono stati avviati diversi progetti di valutazione e promozione della partecipazione dei pazienti. I progetti sono promossi dai medici e ricercatori del Laboratorio di Epidemiologia
Il Laboratorio dei Cittadini per la Salute è un gruppo di cittadini e operatori sanitari che lavorano insieme per favorire la partecipazione della comunità alle scelte per la salute e per offrire ai cittadini le conoscenze necessarie a utilizzare con maggior consapevolezza i servizi sanitari. Ne fanno parte persone provenienti da diversi ambiti della società (ad es. associazioni per la tutela degli utenti, di volontariato sociale, organizzazioni sindacali e dei pensionati) e professionisti dell'Azienda AUSL di Bologna con diverse competenze. Obiettivi e strategie sono: usare il punto di vista del cittadino/utente per identificare argomenti e proporre miglioramenti nei servizi sanitari; produrre informazione trasparenti, accessibili e libere da conflitti di interesse sulla salute; trovare schemi innovativi nella comunicazione tra professionisti e cittadini; e, infine, passare da politiche sanitarie fatte per i cittadini a politiche fatte con i cittadini.
La campagna di comunicazione Non ti scordar di te. è attualmente in corso ed è articolata nei 6 distretti dell'AUSL di Bologna; è nata da questo processo e da due corsi di formazione. Ad uno spettacolo teatrale di lancio, incentrato su emozioni, partecipazione agli screening e corretta prevenzione fanno seguito altre iniziative di comunicazione, organizzate nei diversi territori dai cittadini e sulla base delle specifiche esigenze locali.
L'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri ha promosso PartecipaSalute, un progetto di ricerca che vuole creare una collaborazione diffusa tra rappresentanti di pazienti e cittadini e della comunità medico scientifica. Il progetto è coordinato dall'Istituto Mario Negri ed è svolto in collaborazione con il Centro Cochrane Italiano e l'agenzia di giornalismo scientifico Zadig. Per il progetto è attivo un comitato tecnico scientifico multidisciplinare e un comitato di rappresenti di associazioni che condividono le attività del progetto, mirate a coinvolgere: le associazioni di pazienti e dei cittadini ad un confronto su temi dell'assistenza sanitaria e le organizzazioni professionali e scientifiche ad un rapporto che sviluppi la capacità di accogliere le istanze e le aspettative dei pazienti e dei cittadini riguardo alla produzione (ricerca clinica) ed alla diffusione (produzione di raccomandazioni cliniche e linee guida) delle informazioni scientifiche. Una domanda per confrontarsi: perchE' E' scarsa l'attenzione verso questo tema in italia? Nel convegno internazionale di Friburgo su un tema di così vasto interesse la rappresentanza italiana era veramente scarsa, decisamente troppo scarsa; nel convegno italiano l'argomento ha coinvolto più persone restando tuttavia una tematica di nicchia. Al congresso internazionale, molti dei partecipanti (circa 400 persone in rappresentanza di numerosi paesi) parlavano di esperienze condotte all'interno di programmi di lavoro finanziati dalle rispettive istituzioni: in molti paesi viene sostenuta la ricerca scientifica in questo settore e variegate sono le attività e i risultati raggiunti. In Italia non esiste, o per lo meno i quattro esperti lì convenuti non ne sono a conoscenza, un programma o un gruppo di lavoro che su questa tema trasmetta esperienze e faccia cultura. Esistono numerose esperienze, piccoli gruppi di lavoro con scarso coordinamento tra gli interessati e quindi anche una scarsa rappresentatività a livello internazionale. E' pertanto necessario diffondere sia tra i pazienti, sia tra i professionisti della salute (medici, infermieri e manager della sanità) la consapevolezza sui potenziali benefici della partecipazione dei pazienti, riconosciuti oramai a livello istituzionale internazionale e nazionale (Piano Sanitario Nazionale 2006-2008 ). Una maggiore partecipazione comporta benefici in termini di migliore adesione ai trattamenti, con conseguenti migliori esiti di salute, oltre ad una maggiore soddisfazione e minori sprechi di risorse. Al tempo stesso è necessario migliorare la comunicazione medico-paziente e l'attivo coinvolgimento con lo sviluppo e la diffusione di strumenti e approcci adeguati.
Claudia Goss
Inserito da redazione il Mar, 18/12/2007 - 11:48
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