A chi fanno bene i beveroni
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Da almeno un decennio il ruolo di un'alimentazione corretta al fine di scongiurare l'insorgenza di malattie spesso invalidanti e con elevati costi sociali è al centro dell'attenzione di medici e istituzioni. Complici un forte aumento della diffusione di disturbi e fattori di rischio
Bisogna prendere gli studi su cui i nutrizionisti e le istituzioni si basano per fornire consigli ai cittadini/malati per oro colato? Oppure il conflitto di interesse può spostare le valutazioni dei ricercatori in un senso o nell'altro? Anche in questo ambito le ricerche dalle conclusioni indigeste vengono nascosti nel cassetto?
Uno studio condotto da ricercatori americani e pubblicato su PloS Medicine ha cercato di andare a monte del problema e comprendere, prima di tuffarsi in ipotesi La ricerca ha preso in considerazione gli articoli pubblicati tra il 1999 e il 2003 sulla stampa specialistica, correlando le loro conclusioni con le fonti di finanziamento. Come ci si attendeva, laddove le ricerche erano finanziate da industrie, nella maggior parte dei casi (il 65 per cento) le conclusioni dello studio sono state positive (in accordo con gli interessi dei finanziatori), neutrali nel 21 per cento, negative soltanto nel rimanente 14 per cento. Percentuali molto diverse sono state, invece, riscontrate quando non era un'azienda a finanziare la ricerca: 46 per cento delle conclusioni positive, 15 per cento neutre, 39 per cento negative.
Come si spiega questa discordanza?
A fronte di questi risultati, ciò che sembra urgente è un maggiore impegno della ricerca indipendente in un ambito di vitale interesse per la popolazione nel suo complesso. Antonino Michienzi
Inserito da redazione il Gio, 29/11/2007 - 18:49
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