Sei regole per scovare il tumore dell’ovaio: così semplice?

Fonte:
Goff BA et al. Development of an ovarian cancer symptom index. Cancer 2007; 109: 221

Il persistere per una dozzina di giorni al mese per almeno sei mesi di tutti questi sintomi potrebbe indicare la presenza di tumore dell’ovaio:

  • dolore pelvico o addominale;
  • gonfiore addominale;
  • urgenza della minzione (necessità di andare in bagno immediatamente;
  • frequenza della minzione (necessità di urinare spesso);
  • sensazione di sazietà;
  • difficoltà nell’alimentazione.
stadio cancro ovaio

Il tumore dell’ovaio se diagnosticato allo stadio iniziale, quando è circoscritto all’interno dell’organo, può essere rimosso con successo: dopo 5 anni sopravvive oltre il 90 per cento delle donne. Purtroppo l’80 per cento dei tumori viene scoperto a uno stadio avanzato, quando è ormai esteso ben oltre all’ovaio: in questo caso le possibilità di sopravvivenza a 5 anni di distanza dalla diagnosi sono meno del 50 per cento (vedi il box).

Manca tra gli strumenti della medicina uno esame di di screening che individui precocemente il tumore dell’ovaio. Da qui la ricerca di sintomi indicatori. Quelli elencati sono emersi da uno studio nel corso del quale è stato chiesto a donne, con e senza tumore, di descrivere il loro stato di salute nei mesi precedenti. E’ emerso che il 95 per cento delle donne con tumore ha indicato i disturbi sopra elencati.

L’American Cancer Society ha da subito raccomandato con forza di fare attenzione a questi sintomi. In particolare hanno allertato i medici di famiglia (il tono della raccomandazione è questo: «cosa diranno ora i medici alle pazienti che avevano segnalato un disturbo sottovalutato come insignificante, e che mesi dopo scoprono di avere un tumore?”)
Gli specialisti, infatti, temono che i medici non effettuino un’anamnesi approfondita alle pazienti che riferiscono questi disturbi dai contorni vaghi e li attribuiscano, in maniera superficiale, al ciclo mestruale, allo stress o a generici disturbi intestinali.

Puntando l’attenzione verso questi segni rivelatori si spera di poter sensibilizzare medici e donne a riconoscere i segni che potrebbero individuare una situazione a rischio in modo da procedere con approfondimenti diagnostici. La speranza è quella di anticipare la diagnosi e la terapia a un tempo utile per salvare, o allungare, la vita alle donne che si ammalano.

Attenzione però: i disturbi indicati sono vaghi – aspecifici, come dicono i medici – cioè sono molto frequenti e diffusi e non conducono, di per sé, ad alcuna diagnosi certa. Per questo gli estensori del nuovo criterio diagnostico invitano alla cautela e confidano nella capacità delle donne di ascoltare il proprio corpo: sapranno loro quando qualcosa veramente non va. L’importante, sostengono, è instillare un dubbio e coltivarlo fino a prova contraria

E’ un punto contestato da chi teme le insidie che potrebbero nascondersi in questo approccio diagnostico: come ricavare questa prova, fino a che punto perseguirla. Come far fronte alla massa dei sintomi che verrano riferiti dalle donne, quale protocollo seguire per raggiungere una diagnosi?
Non esiste un test cruciale per scoprire questo tumore ma è necessario ricorrere a una batteria di esami: esame pelvico, ecografia, esami del sangue, nessuno dei quali di per sé definitivo.

Un guaio per chi cerca la prova contraria della presenza di un tumore in un esercito numeroso di donne, perché per ridurre a zero l'incertezza si può arrivare a dover indagare chirurgicamente l’ovaio per vedere cosa c’è dentro. Un’indagine diagnostica che, in caso di risultato dubbio, apre la via all’asportazione dell’organo.

Tutti sono d’accodo nell’affermare che ci vorrà molto tempo prima di sapere se questa misura sanitaria, semplice come un elenco da spuntare, produrrà una diminuzione di mortalità oppure un gran numero di approfondimenti diagnostici e trattamenti superflui. E’ una questione rilevante, perché invece bisognerebbe sapere fin da subito quali sono i vantaggi attesi e come ridurre gli svantaggi prevedibili, in termini di ansia, accertamenti diagnostici e operazioni inutili.

Quello che in medicina sembra logico può non esserlo: la formula “prima scopriamo, prima curiamo, più vite salviamo” non funziona sempre, di volta in volta va confermata con studi scientifici. Lo screening su persone asintomantiche per il cancro del polmone e della prostata non diminuisce la mortalità. Idem per l’autopalpazione: consigliata e praticata per diagnosticare in fase precoce il tumore del seno non ha dato vantaggi, anzi ha prodotto danni (vedi revisione Cochrane). L’atteggiamento “proattivo”, che i medici sperano di suscitare diffondendo la lista dei sintomi di cancro all’ovaio, sembra una strategia altrettanto rischiosa. Almeno fino a prova contraria. Per evitare bisognerebbe sciogliere il dubbio bisognerebbe arrivare a sapere:

  • quanto si alza il rischio di avere il cancro all’ovaio in donne che presentano quei vaghi disturbi
  • qual è il miglior percorso diagnostico che segue il sospetto
  • qual è la probabilità che una persona sana abbia un danno da questo percorso diagnostico terapeutico
  • qual è il benefico, in termini di riduzione della mortalità e non di sopravvivenza, che si può ottenere.

Senza questi dati né i medici né le donne hanno a disposizione gli elementi per valutare cosa è preferibile fare.

Box | Stadiazione del tumore all’ovaio

  • stadio 1: il tumore ha invaso una o entrambe le ovaie
  • stadio 2: il tumore ha invaso una o entrambe le ovaie e si è esteso nella pelvi
  • stadio 3, il tumore ha invaso una o entrambe le ovaie e si è esteso ad altri organi e nell’addome
  • stadio 4, il tumore ha invaso una o entrambe le ovaie e si è esteso al di fuori dell'addome

sopravvivenza tumore ovaio

Sergio Cima, Roberto Satolli 

Inserito da redazione il Ven, 26/10/2007 - 14:50