Il NICE si difende dall'autorevole rapporto
Fonte Il NICE intralcia la cura dei tumori? L’autorevole rivista Annals of Oncology ha pubblicato un rapporto dell’altrettanto autorevole Karolinska Institute di Stoccolma in cui si analizza, in 25 paesi sparsi tra i diversi continenti, per un periodo di dieci anni, la variazione di incidenza dei tumori in concomitanza alla politica degli enti di controllo del sistema sanitario e all’applicazione delle differenti strategie scelte per facilitare l’accesso agli ultimi ritrovati farmacologici. Nell’ampio periodo di tempo considerato è stata monitorata la gestione di 67 diversi antitumorali e particolare attenzione è stata rivolta ai nuovi farmaci per la cura del tumore al polmone e al colon, della leucemia mieloide cronica, del linfoma di non-Hodgkin. Secondo i dati dello studio la possibilità di curare patologie tumorali utilizzando in tempi rapidi le cure mediche più innovative non è uguale in tutti i paesi europei; in particolare in Gran Bretagna pochi cittadini, rispetto alla media europea, riescono ad accedere ai farmaci di ultima generazione: il 40 per cento contro 50 di Francia, Germania, Spagna e Italia. Una condizione che, stando al rapporto, ha conseguenze dirette sulle prospettive di vita dei malati oncologici britannici. Secondo gli autori proprio il National Institute for Health and Clinical Excellence (NICE) l’ente che dovrebbe facilitare la disponibilità delle cure più innovative, spesso diventa un ostacolo al loro utilizzo. Le accuse sono tanto aperte da aver scatenato i media locali contro il servizio sanitario e quotidiani come il Daily Telegraph e l’Independent hanno definito l’assistenza sanitaria nazionale come «la peggiore in Europa» indicandola responsabile del tasso di sopravvivenza tra i malati oncologici tra i più bassi nel continente. In questa guerra verbale solamente il quotidiano Guardian esce fuori dal coro di accuse sottolineando quanto l’operato degli enti di controllo del sistema sanitario sia spesso poco tollerato dalle industrie poiché ostacolo per un loro veloce ritorno economico. Il tarlo del conflitto di interessi Il NICE si difende opponendo alcuni dati a suo favore e, soprattutto, mettendo in dubbio l’imparzialità del rapporto. La prima linea di difesa si può condensare in poche righe:
In generale l’ente inoltre sottolinea il suo impegno nella tutela della salute del cittadino anche qualora questo comparti decisioni che possono essere dannose alla economia dell’industria farmaceutica. Qui si innesta il percorso più interessante della difesa. Il NICE domanda apertamente quali siano i veri motivi che hanno spinto gli autori a intraprendere un’analisi così insolita e rileva, nelle righe conclusive del documento, che lo studio è stato finanziato da una industria farmaceutica che ha tra i sui prodotti di punta proprio alcuni farmaci antitumorali di ultima generazione. Ma ci può essere una discordante interpretazione dei dati da parte di istituti così autorevoli? La fonte di finanziamento può condizionare il giudizio su un intero sistema sanitario?
Secondo Richard Peto, tra i maggiori esperti di epidemiologia Il rapporto contiene molte inesattezze sui cui gli autori delle conclusioni avrebbero chiuso un occhio. Peto, e altri epidemiologi, difendono a spada tratta l’operato del NICE:
Bibliografia
Monica Mosca
Inserito da redazione il Gio, 23/08/2007 - 17:19
|
|