Clinical trial day 2006: prima giornata internazionale della ricerca clinica
Il 20 maggio 2006 è stata celebrata a Milano la giornata internazionale della ricerca clinica, iniziativa diffusa in Europa per richiamare l’attenzione sul rapporto tra ricerca clinica e cittadini e pazienti. Ne hanno discusso durante il convegno «La ricerca clinica: trasparenza ed eticità per rispondere ai quesiti del futuro» organizzato dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri (vedi la galleria fotografica del convegno)
DIAPOSITIVE DEGLI INTERVENTI
L’incontro è stato moderato da Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, e Armando Massarenti, giornalista del Sole 24. Il programma degli interventi era diviso in due parti distinte: una di inquadramento generale sui temi della ricerca clinica, l’altra più specifica sugli ambiti in cui anche i cittadini e i pazienti possono avere una funzione importante con un coinvolgimento attivo. Durante la prima parte della mattinata Albano del Favero ha presentato le differenti fasi della ricerca clinica, sottolineando per ciascun obiettivo, problema e possibile soluzione. Tra le questioni critiche è stata sottolineata la mancanza di una adeguata cultura della ricerca scientifica nella popolazione generale. I tre interventi di Giuseppe Masera, Carlo Vergani e Alessandra Cerioli hanno presentato e contestualizzato il problema di coinvolgere negli studi clinici popolazioni considerate non rappresentative dei reali utilizzatori dei farmaci, evidenziando anche le ragioni di queste esclusioni. Bambini, anziani e donne sono per ragioni diverse penalizzati: la maggior parte dei farmaci in uso non sono registrati per uso pediatrico; riguardo agli anziani, grandi utilizzatori di farmaci, pochi studi hanno endpoint mirati alla loro qualità della vita e a quella dei loro caregiver; le donne, a fronte di differenze in risposte al farmaco e di farmacocinetica, sono sottorappresentate nelle casistiche degli studi clinici, creando difficoltà interpretative ed effetti collaterali non documentati in letteratura. Nella seconda parte della mattinata Nello Martini ha sottolineato l’importanza di quanto e come il singolo soggetto e le associazioni di pazienti, finora con un ruolo esclusivo nell’ambito del consenso informato, possano diventare parte contraente nel processo decisionale nella ricerca clinica e nelle decisioni regolatorie: un rapporto da costruire prospetticamente, in un contesto di trasparenza ed eticità. Nell’ottica della trasparenza si è mossa l’AIFA, con l’obiettivo di creare le condizioni per migliorare la ricerca clinica attraverso la nascita e la diffusione dei comitati etici, con i relativi decreti legislativi, la costituzione dell’Osservatorio nazionale sulla sperimentazione clinica dei medicinali, accessibile al pubblico da qualche mese, la definizione di bandi per la ricerca indipendente, per i quali l’AIFA ha stanziato per circa 35 milioni di euro, finanziando 54 protocolli di studio. Alessandro Liberati ha in seguito sottolineato l’utilità di compiere studi clinici che riducano l’incertezza in medicina, rispettando però il principio della rilevanza degli obiettivi. Ha presentato una serie di esempi in cui gli studi clinici si sono ripetuti nel tempo arrivando alle stesse conclusioni di quelli precedenti, riducendo sì il margine di incertezza, ma confermando risultati già noti. Questa duplicazione di ricerche ridondanti non rispetta principi etici, perché sottopone i pazienti a sperimentazioni non necessarie e non rilevanti, quasi mai informati in maniera puntuale e chiara sui risultati già ottenuti. Alcune possibili soluzioni sono: abituarsi a fare il punto della situazione, per esempio attraverso il lavoro della Cochrane collaboration, che conduce revisioni sistematiche degli studi condotti; avere gli strumenti critici per sapere cosa si sta facendo; impegnarsi per la trasparenza nella ricerca, nei finanziamenti e nelle politiche editoriali delle riviste mediche. Del principio di incertezza ha parlato inoltre Nicola Magrini, in particolare di quanto sia effettivamente seguito negli studi, dai diversi tipi di sponsor o finanziatori. Tale principio, alla base degli studi comparativi, randomizzati generatori di nuove conoscenze, spesso viene invece dimenticato, come accede di frequente nel caso dei voluminosi dossier forniti ai comitati etici. La messa in pratica di questo principio è forte in alcune aree, meno in altre. L’esempio riportato è uno studio sui risultati contrastanti di un gruppo di studi sponsorizzati dall’industria farmaceutica rispetto a un altro gruppo, sulla stessa condizione, con sponsor no profit. Magrini ha inoltre descritto il lavoro dei comitati etici come un esempio di democrazia nella ricerca clinica, sottolineando l’importanza della multidisciplinarietà all’interno di questi organismi. Ha introdotto, infine, la questione critica di come e chi viene scelto come membro dei comitati etici e della necessità di rendere trasparente anche questa procedura. Infine Paola Mosconi ha presentato alcuni esempi di partecipazione di gruppi di pazienti nelle fasi di sviluppo di una ricerca clinica. Inoltre Mosconi ha sottolineato le condizioni necessarie perché si possa realizzare una vera partnership tra associazioni di pazienti e comunità medica scientifica: avere accesso alle evidenze scientifiche e avere strumenti per valutarne la qualità; organizzare e partecipare a programmi di empowerment (letteralmente «conferire poteri», «mettere in grado di»); avere accesso ai protocolli di ricerca clinica; partecipare alla pari ai lavori e alle decisioni dei comitati etici; contare sui finanziamenti della ricerca indipendente, ricerca no profit; promuovere iniziative di lobby finalizzate a supportare la ricerca e aumentare fondi e investimenti.
Al termine della giornata, Silvio Garattini ha tracciato alcuni problemi e prospettive della ricerca clinica che vengono sinteticamente di seguito riportate. Negli ultimi anni, in particolare negli ultimi sessanta anni, i progressi e i vantaggi nel campo della ricerca clinica sono stati molti e sono stati ottenuti risultati importanti. Molti aspetti di tipo metodologico sono stati migliorati: è stato meglio definito il problema dei controlli per comparare i possibili vantaggi, la randomizzazione Partendo da questo dato si possono fare una serie di riflessioni e anche suggerire alcune decisioni nell’interesse pubblico.
Come obiettivi generale per il futuro della ricerca clinica bisogna cercare di cambiare la situazione attuale, in cui la mancanza di rapporto tra bisogni dei pazienti e necessità di conoscenza sta generando aree sempre più ampie di medicina orfana. Bisogna trovare nello sviluppo della ricerca clinica nuove forme di imprenditorialità in cui si possano associare interventi pubblici, interventi delle associazioni di volontariato, interventi di organismi non profit e delle industrie per risolvere problemi che altrimenti non troveranno mai soluzioni.
Paola Mosconi, Silvio Garattini
Inserito da redazione il Gio, 25/05/2006 - 23:00
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Evviva la ricerca indipendente
Franco Bernardi, Collaboratore socio-assistenziale e sanitario centro Alzheimer