L'ordinaria normalità del diabete

Il diabete è una malattia da cui non si può ancora guarire, ho scritto sull’home page del mio sito. Ma con cui si può convivere. E dimenticarsi di averla, a volte. Mi chiamo Valerio, ho 17 anni. Soffro di diabete mellito di tipo 1 insulino dipendente da quando ne avevo 7. E’ cominciata come avviene di solito: mangiavo e bevevo molto, facevo pipì a letto e dimagrivo a vista d’occhio.

Il pediatra non si è accorto di nulla, ha detto ai miei genitori che era tutto normale. Finché il medico di famiglia non li ha messi in allerta. Mi ha prescritto un esame delle urine: presenza di glucosio e acetone a livelli elevatissimi. Poi di corsa al Bambin Gesù, a Roma, dove mi hanno attaccato a una flebo di insulina. E’ stato il momento più difficile, per me e i miei genitori.

Imparare a convivere con la malattia. I medici mi hanno costretto da subito a fare tutto da solo, misurare la glicemia, somministrarmi l’insulina: se non avessi imparato non mi avrebbero fatto uscire dall’ospedale. Ma la paura di sbagliare, di farsi male era tanta. E appena tornato a casa erano i miei a somministrarmela. Ne ho cambiate tre in questi dieci anni: all’inizio una rapida ai pasti ed una a doppio tempo di rilascio la sera; poi una a lunga durata di azione (circa 24 ore), che aveva il vantaggio di non avere un picco pronunciato e quindi riduceva di molto il rischio di ipoglicemia: tutte le sere alle 23, più la rapida ai pasti. Dall’ottobre del 2005 uso il microinfusore: una vera e propria pompa che rilascia nel sottocute con precisione e continuità piccole quantità di insulina ultra rapida. Fa anche il calcolo dei carboidrati che mangio. Mi ha migliorato veramente la vita tanto da farmi quasi dimenticare di avere il diabete, a volte. E lì sono guai. Perché capita di andare a pranzo con la glicemia bassa e allora in quei casi devo prima mangiare e poi fare l’insulina. Così me ne dimentico: vado in camera a fare i compiti e non la faccio. E i miei si arrabbiano come dannati.

Loro mi sono sempre stati vicini, mi hanno controllato, sono sempre venuti con me fino a due anni fa, ma adesso sono molto più libero, autonomo. Anche i viaggi ormai li faccio da solo. La mia esperienza con il diabete finisce qui. Qualche accortezza, certo: controllare che la glicemia non vada troppo giù o troppo su (la controllo almeno quattro-cinque volte al giorno), day hospital ogni 6 mesi con analisi del sangue, delle urine e visita cardiologica, oculistica e dietologica. Ma per il resto sono come tutti gli altri: le ragazze, la scuola, la batteria e il basket. La rabbia per avere il diabete l’ho per persa per strada. Anche le torte di mia mamma che mostro nel mio sito sono normali. Rigorosamente con zucchero. Niente aspartame a casa mia: preferisco aumentare l’insulina e mangiare le cose che mangiano tutti. Anzi mangio anche più degli altri.

Sono single da poco. Frequento il IV liceo scientifico a Cinecittà e temo di aver esagerato quest’anno: suono la batteria in un gruppo rock e tra Iron Maiden e Metallica ho studiato pochissimo. E poi c’è il basket, la passione della mia vita. E’ stato Michael Jordan a farmene innamorare, quando avevo circa 6 anni. Ho cominciato allora. Ora gioco con il Marino Basket, campionato regionale under 18 e ogni tanto mi alleno con la serie C. Faccio il playmaker e ho intenzione di giocare in serie A o serie A2. In realtà mi accontenterei anche della serie B1. Sono anche nel team della Nazionale Basket Atleti Diabetici. Sono il più giovane tra i loro giocatori. Ci siamo conosciuti grazie al mio sito, che è nato nel 2003. L’idea è stata mia ma se sono riuscito a realizzarlo devo ringraziare il mio papà. E’ lui che è impazzito con le foto, lui è impazzito con il software, lui è impazzito per metterlo in rete. Insomma è stato grande.

Perché il sito? Perché i ragazzi diabetici sono moltissimi, e alcuni di loro si vergognano di questa malattia, invece voglio dire loro che nonostante il diabete, riesco a vivere una vita come tutti gli altri.

Valerio Vacca
www.basketediabete.it

Inserito da redazione il Mer, 30/05/2007 - 17:00

Sei giovane, eppure sei

Sei giovane, eppure sei riuscito a dare un significato alla tua malattia, a vivere oltre questa, a godere della vita molto piú di altre persone che sono sane. E' per questo che, in un certo senso, sei giá guarito. La malattia non é semplicemente uno stato fisico, ma anche mentale. Ma tu, caro Valerio, hai varcato la soglia del tuo corpo, riuscendo ad accettare le limitazioni fisiche che tutti gli esseri umani hanno, e ad illuminare di grande speranza il futuro. Grazie.