Rosiglitazone, olanzapina e fluoxetina: tre farmaci che danno e poi tolgonoFonte Le storie di rosiglitazone, olanzapina e fluoxetina si incrociano: su un piatto mettono alcuni vantaggi, sull'altro effetti collaterali non trascurabili. Sta però a chi alla fine deve scegliere, dove far pendere la bilancia dopo aver considerato i pro e i contro. Rosiglitazone è in grado di rallentare più delle molecole concorrenti la progressione del diabete di tipo 2. Dopo 5 anni solo il 15 per cento delle persone che assumono rosiglitazone ha bisogno di aggiungere un’altra pillola per tenere sotto controllo gli zuccheri, contro il 21 di chi prende metformina e il 34 di chi fa uso di gliburide. Olanzapina è un farmaco per controllare i disturbi psichiatrici. E’ tra i più diffusi al mondo, tuttavia sembra provocare un aumento di peso (fino 30 kg) e innalza i valori di zuccheri nel sangue, quindi espone a un maggior rischio di diabete di tipo 2. Fluoxetina e paroxetina sono due SSRI (inibitori selettivi del riassorbimento della serotonina), cioè farmaci psichiatrici contro la depressione molto popolari. Da quanto pubblicato recentemente sugli Archives of Internal Medicine sembra che possano aumentare il rischio di fratture nei pazienti anziani. Questi farmaci, la cui scoperta risale agli anni 70 e l’ingresso sul mercato alla fine degli anni 80, sono ritenuti i farmaci di maggior successo nell’intera storia di Big Pharma: chi non ha sentito parlare del Prozac, nome commerciale della fluoxetina?. Hanno conosciuto un boom di vendite senza precedenti, soprattutto perché, almeno inizialmente, sembravano molto efficaci e, al contrario dei vecchi antidepressivi In tutto ciò vi è una notizia positiva: in seguito alle vicende che hanno fatto emergere la responsabilità dell’industria nel diffondere dati parziali sono state approntate nuove regole e istituiti registri dei trial per evitare che i dati meno favorevoli al farmaco in studio (e alla ditta produttrice) perdessero la strada della pubblicazione. La morale della storia invece è che purtroppo la coperta è corta: spesso a un presunto maggior beneficio si accompagna una minor sicurezza. Se i consumatori non vogliono impararlo sulla loro pelle devono abituarsi a diffidare dell’ultima panacea e valutare con occhio critico le informazioni disponibili prima di affidarsi a questa o quella cura. E' meglio un farmaco vecchio e ben collaudato che uno nuovo di incerta utilità e sicurezza. Sergio Cima, Roberto Satolli
Inserito da redazione il Mer, 07/02/2007 - 12:59
|
|