Il generatore di comunicati stampa
La retorica dei comunicati stampa
I comunicati stampa sono uno degli strumenti più comuni attraverso cui i mass media ricevono le informazioni anche in campo medico. Informazioni che vengono poi trasmesse ai lettori o agli ascoltatori.
L'intento dichiarato di questi annunci è di sensibilizzare il pubblico su problemi di salute che si presume siano ignorati o sottovalutati. L’iniziativa viene presa in genere da società scientifiche o da associazioni di pazienti, in occasione di congressi o di altri eventi che richiamano l’attenzione sull’argomento.
In molti casi però dietro i firmatari dei comunicati si celano uno o più sponsor che hanno forti interessi commerciali collegati alla malattia di cui si tratta. In questi casi le notizie sono presentate in termini volutamente allarmistici. Lo scopo è quello di far sentire malati anche i sani e aumentare così il numero di potenziali acquirenti del prodotto per combattere uno specifico disturbo.
La struttura dei comunicati viene poi trasferita, spesso in modo acritico, all'articolo giornalistico o al materiale informativo che arriva al cittadino.
I comunicati di questo genere si articolano tutti secondo uno stesso schema dettato dalle regole del marketing e adatto a colpire l'attenzione del lettore:
ingigantire il problema affermando che tocca milioni di persone per lo più inconsapevoli
suscitare timori inducendo a credere che i rischi siano gravi, soprattutto se non si interviene tempestivamente
indurre a visite ed esami per creare potenziali malati/clienti.
banalizzare la soluzione, sostenendo che un nuovo prodotto è in grado di risolvere facilmente il problema.
Per mettere in evidenza questo meccanismo, PartecipaSalute ha ideato un generatore automatico di comunicati stampa. Crea il tuo comunicato e confrontalo con alcuni esempi realmente pubblicati, ti accorgerai che la finzione non si discosta poi molto dal vero.
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Confronta il tuo comunicato con questi esempi:
In Italia 70% over 50 soffre disturbi prostata
In Italia circa il 70% degli over 50 accusa disturbi alla prostata. Oltre quattro milioni di uomini soffrono di eiaculazione precoce e più di 3 milioni di donne soffre di incontinenza. «Numeri importanti che confermano sempre più quanto l'urologo stia diventando uno specialista di riferimento. Una figura, considerato l'invecchiamento crescente della popolazione, destinata ad assumere sempre più importanza»'. Parola di Vincenzo Mirone, presidente della Società italiana di urologia (Siu).
(Fonte: Adnkronos Salute, 21 marzo )
Calvizie colpisce 50% italiani, consigli a fumetti per affrontarla
Racconterà con disegni accattivanti uno degli incubi estetici maschili: la calvizie, che colpisce il 50% degli italiani nel corso della vita. E' il fumetto lo strumento scelto dall'agenzia Assert communication, con il supporto del'azienda farmaceutica Merk Sharp Dohme, per sensibilizzare e informare i piu' giovani sul problema della perdita di capelli. Una short story, presentata oggi a Milano, dal titolo «Mr Hairman in Mission Possible», che racconta le disavventure di un giornalista nel pieno della sua carriera, alle prese con i primi segnali di perdita dei capelli.
(Fonte: Adnkronos Salute, 21 marzo )
Sindrome pre-ciclo per 10% italiane, donne occidentali più colpite
Gli ormoni entrano in tempesta, gonfiori e fastidi diffusi annunciano il ciclo in arrivo e il terremoto si scatena: l'umore si fa nero, la concentrazione cala e l'irritabilità cresce. Parola di esperto, «la sindrome pre-mestruale esiste da sempre ed è solo in parte una questione di testa. Gli studi epidemiologici sono piccoli e i numeri non sono precisi», ma si calcola che a diventare intrattabili una volta al mese sia «il 10-15% delle donne italiane». Lo riferisce all'ADNKRONOS SALUTE Emilio Arisi, direttore dell'Unità operativa di Ostetricia e ginecologia dell'ospedale regionale Santa Chiara di Trento e consigliere nazionale della Sigo (Società italiana di ginecologia e ostetricia).
(Fonte: Adnkronos Salute, 20 marzo )
Calo del desiderio: sottovalutato dai ginecologi?
L'allarme. Il disturbo da desiderio sessuale ipoattivo (HSDD - Hypoactive Sexual Desire Disorder) è un problema sottovalutato e banalizzato sia dai ginecologi che da molte pazienti. La denuncia arriva dagli organizzatori del “Progetto Lei”, iniziativa tesa a informare e sensibilizzare le donne con menopausa chirurgica sulla patologia e il ruolo del testosterone che è stata presentata in occasione del II Congresso Mondiale Gender-Specific Medicine and Aging, in corso a Roma.
Medici e pazienti. Spiega Andrea R. Genazzani, Professore Ordinario presso il Dipartimento di medicina della procreazione e dell'età evolutiva dell’Università di Pisa e membro della Facoltà di Medicina e Chirurgia: “Fino ad adesso la Medicina ha mostrato troppa poca attenzione verso la sessualità, persino noi ginecologi non chiedevamo in passato alle nostre pazienti informazioni su problemi concernenti il desiderio, ma ci limitavamo ad accogliere input da parte loro”. Sottolinea Rossella Nappi, ricercatrice presso l'Unità di Endocrinologia Ginecologica & della Menopausa IRCCS Fondazione Maugeri, Università degli Studi di Pavia: “La paziente ci parla di altro, per paura di essere giudicata ansiosa su un aspetto che ‘non è una malattia’. Le donne quindi dicono poco: solo il 4 per cento ci parla di calo del desiderio, anche se in fondo si tratta di donne che hanno fatto il ’68. Deve essere il medico a rompere il ghiaccio, e allora magicamente il 4 per cento diventa il 50 per cento e le donne si raccontano. C’è anche uno specifico italiano: nelle donne mediterranee è presente tantissimo la voglia di mantenere una sessualità sana non tanto per piacere proprio, quanto per fare felice il partner, per salvare la coppia”. Genazzani aggiunge: “Dipende anche molto dal medico, occorre dirlo. Molti colleghi purtroppo hanno remore, lacune, addirittura paura di essere in qualche modo accusati di molestie”.
Il ruolo del testosterone. Anche per questa ragione nasce il “Progetto Lei”, iniziativa che vede impegnati i ginecologi italiani per informare e sensibilizzare le donne con menopausa chirurgica sulla patologia e il ruolo del testosterone. Un progetto nato con il patrocinio di tre importanti Società scientifiche: ISGE (International Society of Gynecological Endocrinology), SIM (Società Italiana per la Menopausa) e SiGiTE (Società Italiana Ginecologia della Terza Età). Il progetto avrà inizio con un’indagine sul territorio nazionale, con il coinvolgimento di 100 ginecologi e oltre 400 donne in menopausa chirurgica. Tale indagine consentirà di effettuare una fotografia sulla conoscenza del calo del desiderio sessuale tra le donne in menopausa chirurgica in Italia. “Un’altra informazione importantissima da dare alle pazienti è che oggi esiste un trattamento farmacologico in grado di alleviare questo grave problema”, conclude Genazzani. Dopo Francia e Germania, anche in Italia sarà presto disponibile infatti, su prescrizione medica, il cerotto transdermico a base di testosterone. È il primo farmaco approvato per le donne con calo del desiderio associato a disagio. Infatti, il cerotto sarà indicato per il trattamento del disturbo da desiderio sessuale ipoattivo (HSDD – Hypoactive Sexual Desire Disorder) nelle donne sottoposte a isterectomia e ovariectomia bilaterale (in menopausa chirurgica), in terapia estrogenica concomitante. “Perplessità sulla sicurezza? E’ essenziale sottolineare che stiamo parlando di bassissimi dosaggi di testosterone e che se il trattamento ormonale sostitutivo agisce soprattutto a livello degli organi genitali, la terapia con testosterone invece agisce sul sistema nervoso centrale, là dove vivono il desiderio e la soddisfazione. Il cerotto transdermico a base di testosterone ci permette di non passare per la via epatica e di non subire le negatività del trattamento classico con testosterone, come ad esempio l’irsutismo. Con 300 µg di dosaggio ci si avvicina alla dose di 400 µg che una donna produce naturalmente in età fertile”.
(Fonte: Il Pensiero Scientifico Editore, 09 marzo 2007 )
Diabetici: non c'è due senza tre
In Italia ci sono 2 milioni di diabetici e ogni anno si aggiungono 100.000 nuovi malati che, in un caso su tre, non sanno di esserlo. L'OMS ritiene che tra 20 anni il numero di diabetici sarà più che raddoppiato. Nella maggior parte dei casi si tratta di diabete di tipo 2. Per discutere su questi dati allarmanti, gli specialisti dell'Associazione Medici Diabetologi (AMD) si riuniscono fino a sabato 21 maggio ai Magazzini del Cotone (GE) per il congresso nazionale. L'arma più efficace per ridurre i rischi resta, secondo gli scienziati, la diagnosi precoce. Per quanto riguarda le cure, le speranze sono riposte nei nuovi farmaci e nell'insulina per via inalatoria, ma soprattutto si punta a 'personalizzare' il trattamento.
(Fonte: Il Sole 24 Ore, 19 maggio 2005, pagina 10 )
La diagnosi di malattia polmonare cronica ostruttiva
La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è una malattia delle vie respiratorie sempre più frequente a partire dai 55 anni di età. Colpisce soprattutto gli uomini con un passato di forti fumatori, visto che il fumo ne rappresenta la causa principale, ma il sempre maggior numero di fumatrici induce a prevedere una maggior diffusione di questa patologia nella popolazione femminile nei prossimi decenni.
I sintomi
L’inalazione di sostanze tossiche che penetrano nelle vie respiratorie attraverso il fumo e l’inquinamento ambientale, ma anche sul posto di lavoro, rischia di provocare delle reazioni infiammatorie nei tessuti polmonari. Le conseguenze sono molteplici: distruzione del parenchima (un tessuto dei polmoni), eccessiva produzione di muco, tosse ostinata, stenosi (restringimento) delle vie respiratorie, alterazioni vascolari. La caratteristica della BPCO è che l’aria non riesce più a defluire liberamente durante l’espirazione.
La diagnosi precoce
Senza l’intervento del medico questi sintomi peggiorano con il trascorrere degli anni, fino all’instaurarsi di un’insufficienza respiratoria sempre più grave. Nella fase finale della malattia i soggetti sono talmente carenti d’ossigeno da riuscire a malapena a muoversi: la respirazione diventa così difficile che il benché minimo movimento risulta spossante. E’ pertanto imprescindibile un’ossigenoterapia prolungata ed efficace.
La BPCO è una malattia dall’evoluzione lenta, ma irreversibile. Solo una diagnosi precoce consente di frenarne il decorso, sostanzialmente smettendo di fumare. Per questo motivo, superata la soglia dei 45 anni, tutti i fumatori dovrebbero sottoporsi ad una spirometria. Quest’esame, il principale strumento per la diagnosi di BPCO, consente di misurare l’entità della stenosi delle vie respiratorie. Il paziente deve soffiare in un particolare apparecchio, lo spirometro, che permette di misurare alcuni parametri importanti della funzione polmonare, in particolare il volume espiratorio massimo al secondo e il volume totale. Oltre a quest’esame la visita medica prevede anche un colloquio approfondito, un check-up clinico completo e una radiografia dei polmoni per escludere la presenza di altre malattie.
Le possibilità di trattamento
Come si è visto, la principale contromisura consiste nello smettere di fumare per arrestare l’avanzamento della malattia.
Per la terapia della BPCO è disponibile un nuovo farmaco specificatamente studiato, che esplica un’azione dilatatoria sui bronchi. I sintomi come la tosse e le difficoltà respiratorie risultano attenuati, migliorando così in misura decisiva la qualità della vita e le condizioni di salute in genere dei pazienti.
(Fonte: Il comunicato salute edizione 2004; 41 )
L'ipertensione , una malattia da curare
L’ipertensione arteriosa è una malattia insidiosa, molto diffusa nei paesi industrializzati. Se mal curata o trascurata, rappresenta, a lungo termine, una grave minaccia per la salute. L’iperteso ha comunque buone possibilità di ridurre al minimo i rischi associati a questa malattia, purché segua scrupolosamente la terapia prescrittagli dal medico e si sottoponga a regolari controlli.
Nei paesi industrializzati, circa il 20-30% della popolazione soffre di ipertensione. Dopo i 60 anni, questa percentuale raggiunge addirittura il 50%. Spesso l’ipertensione non provoca alcun sintomo particolare. Una pressione molto alta, tuttavia, può far insorgere problemi come mal di testa, turbe visive e/o ronzii auricolari.
I valori giusti
La pressione arteriosa si misura con un apparecchio chiamato tensiometro o sfigmomanometro e viene espressa in millimetri di mercurio. In realtà, si registrano i due valori della pressione arteriosa, che varia in funzione del battito cardiaco: la massima e la minima. Quando il cuore si contrae per spingere il sangue nelle arterie, la tensione aumenta in rapporto all’afflusso di liquido: è la pressione sistolica (il primo valore). Il secondo numero indica invece la pressione diastolica, che corrisponde allo stato di rilassamento del muscolo cardiaco, nel momento in cui si riempie nuovamente di sangue. Per stabilire con certezza i valori pressori, bisogna ripetere la misurazione alcune volte, a riposo, da seduti, con un bracciale adeguato al diametro del braccio (oppure del polso, a seconda dell’apparecchio utilizzato). La pressione è ritenuta normale entro 140/90 mm Hg. Oltre questa soglia, si parla di ipertensione arteriosa.
Perché aumenta la pressione?
Con l’età, si riscontra un lieve aumento fisiologico della pressione, che dipende anche dallo stress, dall’attività fisica e dall’ora della giornata. Per lo più, si ignorano le cause dell’ipertensione, che viene allora definita «essenziale». In alcuni rari casi, alla base dell’incremento pressorio c’è una malattia (nefropatia o scompenso ormonale). L’innalzamento patologico della pressione sembra tuttavia imputabile a vari fattori: il sovrappeso, il consumo eccessivo di sale (cloruro di sodio), di grassi e di alcol, il fumo, la mancanza di moto e l’eccesso di stress. Nel 20-40% dei casi di ipertensione, si ritiene inoltre che ci sia una predisposizione ereditaria.
Le conseguenze di un’ipertensione non curata
Perché l’ipertensione non curata è così pericolosa? Perché è responsabile di numerose complicanze a lungo termine, a carico del sistema cardiovascolare e di vari organi. Il cuore, per esempio, è sottoposto ad un sovraccarico di lavoro niente affatto trascurabile, che ne provoca l’ingrossamento ed il logorio, i quali a loro volta sfociano progressivamente nell’insufficienza cardiaca. Le arterie, fortemente sollecitate, hanno tendenza a restringersi e a perdere la loro elasticità. Arteriosclerosi, angina pectoris, infarto miocardico, ictus cerebrale o insufficienza renale… l’elenco delle conseguenze dell’ipertensione è purtroppo piuttosto lungo.
L’importanza della terapia
Per ridurre il rischio di complicanze, è fondamentale che l’ipertensione sia ben curata. Gli studi scientifici hanno dimostrato a più riprese i numerosi vantaggi dei trattamenti anti-ipertensivi. Nella fase iniziale, talvolta si riesce a far scendere la pressione applicando alcune norme alimentari e d’igiene. Oltre tale fase, il ricorso ai farmaci diventa inevitabile. Esistono varie classi di farmaci, tra cui il medico curante può scegliere, sulla base di criteri individuali. Le sostanze più utilizzate sono gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina, gli antagonisti dell’angiotensina II, i diuretici , i betabloccanti e i calcioantagonisti. Non di rado bisogna ricorrere a due, o addirittura a tre farmaci contemporaneamente. Alcune norme d’igiene alimentare e di vita sono assai raccomandabili, non solo per gli ipertesi. Infatti, come abbiamo visto, quando l’ipertensione è agli inizi, queste norme possono addirittura far scendere la pressione; più tardi, favoriscono l’azione dei farmaci e prevengono il peggioramento della malattia. Eccole: - seguire un’alimentazione sana ed equilibrata; ridurre il consumo di sale e di grassi; - smettere di fumare; - tenere sotto controllo il peso e cercare di perdere i chili in eccesso; - evitare le situazioni di stress; - adottare una buona igiene di vita, in particolare per quanto concerne la pratica regolare di un’attività fisica, anche moderata; - contenere il consumo di alcolici; - curare, seguendo i consigli del medico, eventuali problemi del metabolismo dei grassi (p. es. un eccesso di colesterolo nel sangue); - in caso di diabete, è fondamentale un buon controllo della glicemia; - dormire a sufficienza (6-8 ore per notte); - farsi controllare regolarmente la pressione (una o due volte all’anno dai 45 anni in poi e con maggior frequenza se si soffre già di ipertensione).
Misurarsi da soli la pressione
Gli ipertesi possono sentire il desiderio di controllarsi regolarmente la pressione a casa propria. In alcuni casi, è il medico che lo consiglia. E’ il metodo migliore per seguire da vicino l’efficacia delle misure che si sono adottate per migliorare la propria salute, nonché l’azione della terapia farmacologica. Volendo, si possono registrare i valori rilevati in un apposito diario, insieme a particolari osservazioni (p. es. effetti secondari, sforzi particolari, compresse dimenticate). Studiato dagli specialisti, questo diario può essere richiesto al medico curante. I tensiometri venduti in farmacia o nei negozi specializzati sono attualmente di buona qualità, affidabili e facili da usare. Dato che la pressione sanguigna reagisce molto rapidamente alle più svariate circostanze, per ottenere valori affidabili bisogna tener conto di determinate indicazioni: - misurarsi sempre la pressione sullo stesso braccio, all’incirca alla stessa ora; - non fumare, non bere alcolici o caffè prima della misurazione; - prima del controllo, rimanere tranquillamente seduti per 5 minuti; - fissare correttamente l’apparecchio (facendo riferimento alle istruzioni); - durante il controllo, rimanere tranquilli, senza parlare; - se la pressione è quella del polso, tenerlo all’altezza del cuore. Alcuni apparecchi dispongono anche di altre funzioni, che consentono di seguire l’andamento della pressione nell’arco di un determinato periodo (profilo quotidiano o a lungo termine). Questi autentici piccoli computer portatili registrano i valori giorno dopo giorno, calcolando automaticamente medie e fluttuazioni. I risultati, visualizzati sullo schermo, sono sempre disponibili e possono addirittura essere trasferiti nel computer.
(Fonte: Il comunicato salute edizione 2002; 34 )
La scarsissima conoscenza dello scompenso cardiaco in Europa
Scompenso cuore prima causa morte: uccide piu' di tumori e AIDS.
Gli italiani sottostimano la gravita' dello scompenso cardiaco, credono che chi ne soffre viva piu' a lungo di chi ha l'AIDS o il cancro. Questo dato, frutto di una ricerca europea, ha convinto varie associazioni a indire la 2/a settimana sello Scompenso cardiaco, dal 21 al 27 novembre. Ogni anno sono 100.000, piu' di 270 al giorno, i morti causati dallo scompenso, malattia che e' diventata la prima causa di morte in Italia.
(Fonte: ANSA, 11 ottobre )
La barriera che impedisce il bruciore di stomaco
In particolari periodi di stress, quando si mangia in fretta, in modo disordinato, oppure dopo un aperitivo con gli amici ed una cena abbondante, spesso si presenta quello che comunemente viene chiamato "bruciore di stomaco" o "acidità di stomaco". Alcuni ne soffrono abitualmente, per altri sono episodi sporadici, in ogni caso provoca fastidio, dolore e bruciore. A causare il bruciore di stomaco è l'acido che, normalmente prodotto dallo stomaco per digerire il cibo, risale dallo stomaco stesso verso l'esofago, provocando sensazione di acidità e dolore poiché l'esofago non è protetto contro le secrezioni acide per cui bisogna evitare che l'acido tocchi le sue pareti.
Un italiano su tre soffre di "bruciori allo stomaco con frequenze mensili nel 22% dei casi e uomini e donne tra i 18 ed i 45 anni ne soffrono maggiormente soprattutto dopo i pasti o durante la notte. A rischio di "bruciore" sono tutti coloro che consumano almeno un pasto fuori casa, soprattutto se all'ora di pranzo non si fa una vera e propria pausa ed invece si mangia solo un panino davanti al computer.
Per risolvere questo frequente disturbo, Novartis Consumer Health ha messo a punto un preparato a base di alginato in grado di risolvere il problema in pochi minuti grazie alla sua azione di barriera che impedisce all'acido di risalire dallo stomaco e provocare bruciore. L'alginato è un principio attivo estratto dalle alghe marine che nell'ambiente acido dello stomaco si trasforma in un gel che forma una barriera in grado di trattenere l'acido nello stomaco.
(Fonte: Salute Europa, 25 luglio 2005 )
Reflusso gastroesofageo, si salvi chi può
Sono oltre 20 milioni gli italiani che soffrono di reflusso gastroesofageo, malattia spesso sottostimata da parte dei pazienti stessi e a rischio di una diagnosi tardiva. Oltre il 50% dei malati, infatti, effettua un consulto medico solo quando i sintomi diventano insopportabili. Eppure il 47% ha disturbi giornalieri mentre all'esame endoscopico il 47% manifesta erosioni dell'esofago. Dell'argomento si e' parlato al X Congresso nazionale di malattie digestive, in corso a Torino, dove e' stato presentato lo studio internazionale Expo sull'efficacia di una nuova molecola, l'esomeprazolo.
Il reflusso gastroesofageo compromette la salute ma anche la qualità della vita di chi ne soffre: il 55% dei pazienti, infatti, ritiene che la malattia abbia un impatto sulle capacità lavorative. Il 38% soffre di disturbi del sonno legati ai fastidi notturni, mentre il 10% ritiene che anche la vita di coppia ne risenta. Infine circa il 60% dei pazienti esprime difficoltà nel vivere con piacere anche un semplice invito a cena. Ora i risultati dello studio sull'esomeprazolo presentato a Torino, danno speranza per un miglior controllo e per la riduzione dell'acidità gastrica. I dati, infatti, confermano l'efficacia del farmaco già dal primo giorno di terapia.
(Fonte: X Congresso nazionale di malattie digestive, 02 aprile 2004, Torino )
In arrivo il vaccino per il diabete di tipo 1
Al congresso di Atene dell'EASD (European Association for the Study of Diabetes) gli esperti lanciano l'allarme sulla preoccupante diffusione del diabete di tipo 2, che va di pari passo con l'obesità e colpisce sempre più spesso anche i giovani. Oggi nel mondo ci sono 193 milioni di diabetici e, secondo le stime, saranno 333 milioni tra vent'anni. C'è ottimismo invece sul fronte delle terapie: a fine anno saranno presentati i primi risultati di un vaccino per il diabete 1, che agisce desensibilizzando il sistema immunitario. Buoni i risultati delle insuline per inalazione e di pioglitazone, ipoglicemizzante orale che ha dimostrato, nello studio Proactive, di essere in grado di prevenire gli eventi cardiovascolari nei pazienti con diabete di tipo 2.
(Fonte: Il Sole 24 Ore, pag. 32; Corriere della Sera, pag. 19; La Repubblica, pag. 25; 13 settembre 2005 )
Si torna sui banchi di scuola, ma attenzione agli occhi
Quasi un milione e mezzo di studenti non si è mai sottoposto ad una visita oculistica; due milioni e mezzo accusano arrossamenti agli occhi, affaticamento della vista o mal di testa nelle ore scolastiche. E' quanto emerge da una ricerca dell'Istituto Piepoli, richiesta dalla Commissione Difesa Vista: il 20% dei genitori italiani non sottopone i propri figli ad una vista oculistica. E il 30% dei bambini, che effettuano i controlli, accusa fastidi agli occhi. Eppure vederci bene è fondamentale per chi inizia proprio in questi giorni la scuola. Per molti di loro sarà il primo approccio con la vita scolastica, per questo è importante che arrivino preparati all'appuntamento. Equipaggiati di cartella, diario, astuccio e tanta buona volontà inaugureranno questa nuova dimensione della loro vita. Ma spesso questi strumenti non sono sufficienti a garantire una buon risultato. Perché tutto vada per il meglio è bene che i piccoli studenti, oltre che penne ed entusiasmo, "mettano in cartella" anche una buona salute oculare. Vederci bene, infatti, è importante per un buon rendimento scolastico.
"Il bambino che entra nel mondo della scuola - afferma Massimo Trevisol, ottico optometrista e consulente della Commissione Difesa Vista - non inizia soltanto un percorso formativo; sta proprio cambiando il suo contesto di vita. Iniziare questa avventura con dotazioni non sufficienti e non in linea con gli altri bambini potrebbe causargli delle difficoltà nell'apprendimento e provocare al tempo stesso stress e angoscia. Il rischio è quello di rimanere indietro rispetto agli altri e sentirsi emarginato". Ecco dunque che diventa fondamentale, prima di intraprendere la grande avventura scolastica, sottoporsi ad un accurato controllo visivo che, oltre a rassicurare in merito alla salute oculare del bambino, verifichi anche che la funzionalità del sistema visivo sia efficiente.
"Sottoporre i bambini in età scolare ad una visita oculistica è un punto di partenza fondamentale - afferma Maria Antonietta Blasi, professore associato, Clinica oculistica Università de L'Aquila e consulente Commissione Difesa Vista, perché - spiega - intorno ai 5-6 anni si individua il maggior numero di pazienti ambliopici. Per ambliopia si intende una scarsa acuità visiva, in assenza di una malattia organica, solitamente unilaterale, non correggibile con lenti. I bambini - continua la professoressa - a questa età, sono sufficientemente collaboranti da consentire una accurata visita oftalmologica. Diagnosticare precocemente un occhio ambliope, comunemente definito "occhio pigro" è fondamentale, perché i migliori risultati terapeutici si ottengono praticando l'occlusione dell'occhio migliore, entro i primi 10 anni di vita".
Nello stato americano del Kentucky, questa attenzione verso i controlli oculistici ai bambini è stata "formalizzata" con una legge introdotta nel 2000 che prevede appunto che un controllo, per i bambini che si apprestano ad entrare nella scuola elementare, sia obbligatorio. L'introduzione di questi controlli obbligatori ha permesso così di scoprire che quasi il 14% dei bambini sottoposti alla visita aveva bisogno di lenti correttive, il 3,4% soffriva di "occhio pigro", il 2,31% di strabismo e lo 0,83% soffriva di una diversa patologia oculare. Un'attenzione verso la salute dei bambini, che andrebbe formalizzata anche in Italia.
"Controlli oculistici mirati - continua la Prof.ssa Blasi - permettono di evidenziare oltre alla miopia, altri difetti visivi come l'ipermetropia e l'astigmatismo, ma anche patologie quali lo strabismo, tipico dell'età pediatrica, o malattie di maggiore gravità, quali la cataratta congenita, che se unilaterali, potrebbero compromettere la visione in un solo occhio, lasciando, però, al bimbo l'uso dell'altro occhio e, quindi, non essere avvertite".
Difetti, dunque, che senza un controllo specialistico, potrebbero anche passare inosservati ai genitori. Ciò che bisogna verificare durante i controlli, quindi, non è solo la resa e l'acutezza visiva del bambino: vedere 10/10 (dieci decimi) è importante, ma non basta. Ci sono molte altre capacità che assicurano la presenza di una buona visione. Ecco allora che bisogna stare attenti a tutti i particolari e sottoporre i bambini a controlli specifici, "come - spiega Massimo Trevisol - quelli relativi alla condizione oculomotoria o dei muscoli estrinseci dell'occhio". Una funzionalità carente in questo settore potrebbe infatti determinare delle difficoltà sia nella scrittura sia nella lettura: il bambino, ad esempio, potrebbe saltare una riga o confondere le lettere e sembrare così pigro o poco volenteroso. Ma come si fa a capire che la voglia di studiare c'entra poco?.
"Il bambino la cui efficienza visiva non è al massimo - spiega Trevisol - solitamente assume atteggiamenti posturali errati: la testa e il corpo sono eccessivamente ricurve sul banco, tende a inclinare il foglio su cui scrive o legge, impugna male la penna, con eccessiva tensione della mano". Altra capacità visiva la cui efficienza va continuamente monitorata è quella di mantenere bene nitide le immagini e passare quindi dal guardare distante - come appunto alla lavagna - al guardare vicino, sul libro o sul quaderno, senza accusare sfocamenti di nessun genere. Si potrà verificare quindi se il bambino ha difficoltà nel riconoscere le parole, salta una riga, inverte le lettere o riesce a mettere adeguatamente a fuoco ciò che vede e se questa capacità riesce ad essere prolungata nel tempo.
Una mal funzionamento dell'efficienza visiva potrebbe essere un'importante concausa per problemi legati a disturbi dell'apprendimento e del comportamento. Un controllo adeguato aiuta ad intervenire in tempo per mettere il bambino nelle condizione di iniziare la sua vita scolastica nel migliore dei modi! Ma una visita e basta serve a poco, "i controlli vanno eseguiti a distanza di tempo variabile in rapporto alla malattia o al difetto evidenziati ed alla loro gravità - conclude la Prof.ssa Blasi - , potrebbero essere necessari ogni 3-4 mesi, oppure ogni 6 mesi. Se il bimbo non presenta difetti evidenti, è comunque opportuno un controllo all'anno, perché spesso i vizi rifrattivi si manifestano negli anni successivi".
(Fonte: SaluteEuropa, 13 agosto 2005 )
Nuova speranza per la Sindrome delle Gambe senza Riposo
Atene, Grecia, 19 settembre 2005 – Uno studio, presentato oggi per la prima volta in occasione dell'Assemblea Annuale della European Federation of Neurological Societies (EFNS – Federazione Europea delle Società di Neurologia), conferma l'importanza nel trattamento dei pazienti affetti da Sindrome delle Gambe senza Riposo (RLS) di un nuovo farmaco, pramipexolo. I risultati di questo ampio studio europeo dimostrano che pramipexolo è molto efficace nel ridurre la gravità dei sintomi della RLS nei pazienti che hanno assunto il farmaco attivo, rispetto ai pazienti che hanno assunto un placebo per un periodo di sei settimane. Le persone affette da RLS ritengono spesso che la loro patologia possa avere gravi ripercussioni sulle attività quotidiane e sulla vita nel suo complesso: questo studio ha dimostrato anche che pramipexolo può determinare miglioramenti significativi della qualità della vita dei pazienti. Lo studio ha rivelato che pramipexolo risultava ben tollerato. La RLS è una delle patologie neurologiche più comuni al mondo, ma curabili. Si calcola che ne sia affetta una persona su 10 di età compresa tra i 30 ed i 79 anni3 . Pramipexolo è definito un dopamino agonista ed è attualmente utilizzato per il trattamento dei pazienti in uno stadio iniziale o avanzato della Malattia di Parkinson.
“La Sindrome delle Gambe senza Riposo è una patologia incredibilmente comune ma sottodiagnosticata, che incide negativamente sulla vita di milioni di persone in tutto il mondo”, ha spiegato il Professor Dr. Wolfgang, MD, Oertel, Direttore del Dipartimento di Neurologia, Centro per le Malattie Nervose dell'Università Philipps di Marburgo, Germania. “I dati presentati oggi sono molto importanti perché rafforzano le prove a favore dell'effetto benefico di pramipexolo, non soltanto per quanto riguarda il sollievo dai sintomi principali della patologia, ma anche per quanto riguarda il miglioramento della qualità della vita dei pazienti”.
(Fonte: comunicato stampa Boehringer Ingelheim, 19 Settembre 2005 )
In Italia e in Europa si muore di asma
Nel 2005 in Italia e in Europa si muore di asma e per i più giovani il rischio è maggioreOltre un milione e mezzo di cittadini europei sono portatori di sintomi asmatici molto gravi e vivono nella paura costante di un attacco mortale; un quarto di questi ha attacchi che ne peggiorano la qualità della vita (limitandone anche le capacità verbali) almeno una volta alla settimana. Questi alcuni dei dati più drammatici della ricerca europea "Fighting for Breath" presentata dall'EFA all'ERS Congress di Copenhagen il 19 settembre u.s. e che prospettano uno scenario davvero preoccupante per i milioni di pazienti asmatici e allergici italiani ed europei, in termini di disagi fisici e psicologici e vorrebbero far riflettere le autorità sanitarie nazionali e comunitarie sulla gravità della situazione.
Ma la ricerca pone anche in luce, oltre ai forti costi sociali delle patologie traducibili sommariamente in frequenti assenze dal posto di lavoro, orari limitati, etc., il forte trauma psicologico e di relazione che i soggetti asmatici subiscono a causa delle loro condizioni di salute.
Per molti pazienti in età lavorativa (quasi il 10%) l'asma ha rappresentato un freno agli avanzamenti di carriera, per 1 su 5 ha significato l'impossibilità di ottenere un posto di lavoro, per molti è stata causa di un abbandono forzato o precoce della propria occupazione.
La ricerca EFA, inoltre, evidenzia come anche nella vita domestica i disagi per i soggetti asmatici siano altrettanto preoccupanti, poiché le persone con sintomi asmatici severi non sono più in grado di provvedere a sé stessi e tendono, quasi a non voler disturbare, ad isolarsi sempre di più dal resto del mondo.
Carlo Filippo Tesi - Presidente di Federasma - ha espresso con forza le preoccupazioni di quanti in Italia, pazienti e loro familiari, sono costretti a vivere quotidianamente con queste patologie e con i crescenti disagi ad esse correlati. Tanto più - ha sottolineato Tesi - che ultimamente la gravità dell'asma è ulteriormente sottostimata, sempre più spesso diagnosticata tardivamente e con terapie farmacologiche spesso insufficienti per lo stadio di malattia.
(Fonte: SaluteEuropa, 3 ottobre 2005 )
Sanità: epatite C, solo un italiano su due sa che è curabile
ROMA - Sono 8 su 10 gli italiani che dicono di conoscere l’epatite C, ma solo il 50% sa che da questa infezione virale si può guarire. E’ quanto emerge da un’indagine presentata oggi in occasione dell’apertura del convegno sull’epatite, incontro che riunisce fino a sabato nella capitale circa 500 specialisti a livello internazionale.
Se da un lato 4 italiani su 5 (82,5%) si dichiarano informati sull’epatite C, dall’altra un numero altrettanto alto (72,7%) confessa di non aver mai sentito parlare dellla nuove terapie ( a base di peginterferone alfa-2a e della ribavirina), che hanno segnato una svolta per quest’infezione, che si stima colpisca circa il 3% della popolazione.
«Questo trattamento», ha spiegato Mario Angelico, professore di gastroenterologia all’Universita’ di Roma Tor Vergata, «si è dimostrato efficace nell’eliminare dal sangue il virus e di fatto guarire in media il 66% dei casi, con punte dell’80% nelle forme più facili da curare». L’epatite C è un’epidemia sommersa che in Italia riguarda non meno di 1,5-2 milioni di persone e solo il 2% dei casi stimati di infezione da virus HCV è in terapia, mentre per i casi diagnosticati, solo 1 su 5. La malattia è del resto asintomatica e può restare silente per 30-40 anni prima di sfociare in cirrosi (avviene nel 15% dei casi) e, nei casi più gravi, in epatocarcinoma (4-5%), patologie indotte dal virus per cui si contano ogni anno circa 11 mila decessi nel nostro Paese. Attualmente è in corso un vivo dibattito tra esperti per valutare l’opportunità di eventuali screening sulla popolazione e per identificare e mettere a punto nuove linee guida per la cura. L’esigenza è emersa in questi ultimi anni anche alla luce della scoperta di casi di epatite C conclamata, a fronte di valori ritenuti nella norma per indicatori del sangue (le transaminasi): il danno al fegato dovuto al virus è infatti risultato in alcuni casi già avanzato.
(Fonte: ANSA, 22 settembre 2005 )
Herpes: siamo quasi tutti contagiati
Il 98 per cento delle persone è infetta dal virus dell’herpes simplex? Uno studio condotto da Herbert Kaufman, professore di Oftalmologia al Louisiana State University Health Sciences Center di New Orleans e pubblicato sulla rivista Investigative Ophthalmology & Visual Science sembrerebbe dimostrarlo: proprio il 98 per cento dei pazienti partecipanti, tutti in salute e senza sintomi apparenti, avevano tracce del virus HSV-1 nelle lacrime e nella saliva.
A diffondere la notizia è il Louisiana State University Health Science Center, ripresa in Italia da NadirOnlus.org.
Le infezioni da HSV-1 e, in misura minore, da HSV-2, sono la causa principale di cecità di origine virale nei Paesi occidentali (per dare le dimensioni del fenomeno, sono 500.000 i malati di herpes agli occhi solo negli USA). Il fatto che spesso l’infezione sia asintomatica aumenta i rischi di . (2° pagina) di contagio.
Ai 50 pazienti dello studio condotto da Kaufman e dal suo team (19 maschi e 31 femmine) è stato prelevato un campione di sangue e due tamponi da occhi e bocca al giorno. Ben 49 partecipanti erano infetti da HSV-1, ma i metodi di analisi non sempre hanno dato risultati uniformi: 37 pazienti sono risultati positivi al test del sangue, 3 pazienti avevano il virus nelle lacrime ma non nella saliva e 2 avevano HSV-1 solo nella saliva.
I fattori che giocano un ruolo importante nell’infezione da herpes simplex sono molti: età, stress, livello socioeconomico, educazione, comportamento sessuale. Molti studi hanno dimostrato un aumento del numero di infezioni da herpes con l’aumento dell’età, che rispecchia un aumento degli anni di attività sessuale. Potrebbe trattarsi di una infezione ripetuta o di una ri-attivazione dell’infezione originaria: anche fattori di stress come la prolungata esposizione al sole possono attivare virus HSV latenti.
«Il fatto che DNA di HSV-1 è stato trovato in una percentuale così alta di pazienti in salute ci dimostra che il virus è ovunque ed è inevitabile», spiega Kaufman, che ha messo a punto il primo farmaco antivirale efficace nelle infezioni all’occhio causate da herpes simplex.
(Fonte: Louisiana State University Health Science Center, 13 gennaio 2005 )
Intestino irritabile: ne soffrono 20 persone su cento
Una percentuale molto elevata della popolazione mondiale soffre di disturbi dell'apparato digerente che incidono pesantemente sulla qualità della vita delle persone. Tra questi disturbi, uno dei più diffusi è la sindrome dell’intestino irritabile (IBS) che, nei Paesi occidentali, colpisce in modo cronico circa 20 persone su cento. Per contrastare i sintomi di questa patologia, caratterizzata da dolore, gonfiore addominale e stipsi, e nei confronti della quale non esiste alcun trattamento efficace, Novartis ha messo a punto tegaserod, un farmaco che ha un effetto rapido e duraturo, normalizza le funzioni intestinali e riduce in misura molto sensibile i dolori addominali.
Tegaserod appartiene a una nuova classe di farmaci che agiscono specificatamente sui recettori della serotonina: questi ultimi, presenti lungo l'intero tratto gastrointestinale, si ritiene svolgano un ruolo chiave nella sua motilità e nella percezione del dolore. Nei Paesi dove tegaserod è già autorizzato, la risposta di pazienti e medici è stata estremamente positiva.
(Fonte: comunicato stampa Novartis )
Ipertesi 13 milioni italiani
Roma - L'ipertensione é un'epidemia silenziosa, perché spesso asintomatica, che colpisce 13 milioni di italiani e 800 milioni di persone nel mondo. L'ipertensione, avvertono gli specialisti dal Congresso dell'Associazione americana di cardiologia, é una patologia da tenere sotto controllo e da non sottovalutare, essendo uno dei principali fattori di rischio per il cuore. E' responsabile del 13% dei decessi nel mondo ma, in molti casi, é diagnosticata tardi e non adeguatamente trattata.
(Fonte: ANSA, 14 novembre 2005 )
UE: 1 su 4 è un malato mentale
Bruxelles - Ogni anno in Europa le malattie mentali colpiscono un cittadino su quattro. Solo la depressione interessa più di 18 milioni di persone. E' quanto emerge dalla lettura del Libro Verde adottato dalla Commissione Europea. secondo quanto rileva la Commissione, il numero di suicidi, a causa di disturbi psichici è maggiore di quello delle vittime per incidenti stradali. Inoltre la depressione, tra i principali disturbi, colpisce ogni anno oltre il 6% della popolazione europea.
(Fonte: ANSA, 19 ottobre 2005 )
In Italia 2,6 milioni di malati ai polmoni
Roma - Complice soprattutto la sigaretta, sono 2,6 milioni gli italiani colpiti da una malattia polmonare incurabile. Denominata broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), fino al 25% di individui tra gli over-40 fumatori, gia' con qualche disturbo respiratorio, potrebbe averla senza saperlo. Sono questi i dati, definiti allarmanti dagli esperti, riferiti nell'incontro di presentazione della giornata mondiale della BPCO, tenutosi al S. Camillo Forlanini di Roma.
(Fonte: ANSA, 15 novembre 2005 )
In Italia 3 milioni di incontinenti
Milano - Sono oltre tre milioni gli italiani che soffrono di incontinenza urinaria. Moltissimi in silenzio, come fosse un tabù. E' emerso da una ricerca, presentata a Milano dalla Fondazione italiana continenza (Fic) e dall'Istituto di ricerca SWG. A soffrirne sono prevalentemente le donne e, in misura minore, uomini di tutte le eta'. Dalla ricerca emerge che il disturbo viene spesso classificato non come una vera e propria malattia, bensì come un malessere.
(Fonte: ANSA, 16 novembre 2005 )
Italia in ginocchio per reumatismi
Reumatismi per un italiano su due
Inserito da redazione il Gio, 09/08/2007 - 15:32
Complimenti! Ho provato a
Maria Rosaria Lanciano, addetto stampa
infatti! adesso che lo