Ottava Giornata Internazionale della Ricerca ClinicaSpesso dietro al metodo con cui vengono disegnati e condotti gli studi clinici si nascondono trappole che non garantiscono gli interessi dei pazienti inclusi nella sperimentazione né la salute dei cittadini. E’ uno dei temi affrontati durante l’VIII edizione della giornata internazionale per la ricerca clinica (International Clinical Trial TRAPPOLE NELLA RICERCA CLINICA Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, ha illustrato numerosi esempi nei quali una ricerca mal pianificata o condotta fornisce risposte inadeguate o addirittura sbagliate. Se per esempio si confrontano i nuovi trattamenti con il placebo Un’altra trappola può essere associata all’obiettivo dello studio: invece di cercare di dimostrare che un nuovo trattamento è migliore di quello che già si utilizza nella pratica clinica, ci si accontenta di dimostrare che non è “tanto peggiore”. Questi studi, detti di non-inferiorità, sono giustificati dal fatto che il nuovo trattamento sembra essere più comodo- perché ad esempio si può prendere per bocca- meno tossico, o più efficace nei pazienti che non rispondono alle terapie precedenti. Purtroppo però questi vantaggi non vengono quasi mai documentati, e lo studio arriva a dimostrare solo che un farmaco nuovo è efficace tanto quanto uno già in uso se non, a volte, addirittura un po’ peggio. Infine, un altro fattore cruciale riguarda quali pazienti vengono coinvolti in uno studio. L’inclusione di pazienti molto selezionati, diversi da quelli che poi riceveranno il farmaco nella pratica clinica, rende i risultati dello studio inadeguati alla situazione reale, a ciò che accade nella pratica clinica quotidiana . Poche sono ad esempio le donne e le persone anziane coinvolte negli studi clinici, pochissimi i farmaci per uso pediatrico studiati sui bambini. “La giornata internazionale per la ricerca clinica” conclude Garattini “è ancora una volta un’occasione per celebrare gli studi clinici che nascono da una domanda importante per i pazienti e per la società, e che utilizzano un metodo appropriato per tentare di rispondervi”. IL FUTURO DELLA DICHIARAZIONE DI HELSINKI La Dichiarazione di Helsinki, adottata nel 1964 dall’Associazione medica mondiale (World Medical Association), racchiude i principi etici per la ricerca medica che coinvolge soggetti umani. Non è una legge, né un regolamento, è un documento “vivo”, sensibile ai dibattiti etico-scientifici in corso, che intende stare al passo con le nuove sfide poste dalla sperimentazione clinica. Per questo motivo è stata rivista diverse volte nel corso del tempo, l’ultima nel 2008. Lo scorso ottobre è iniziata una nuova fase di revisione, che si concluderà nel 2013, alla vigilia delle celebrazioni per il cinquantesimo compleanno della Dichiarazione. Tra i temi più caldi su cui la comunità scientifica e la società civile saranno chiamate a discutere ci sono l’uso del placebo come confronto per le nuove terapie, l’accesso alla migliore cura disponibile per i partecipanti a uno studio una volta che si è concluso, la ricerca nei paesi in via di sviluppo, e le biobanche. Torunn Janbu, presidente del Comitato di Etica della World Medical Association, ha illustrato questi aspetti sottolineando che verranno discussi con diversi esponenti della comunità scientifica in numerosi incontri in tutte le parti del mondo, e attraverso una vera e propria consultazione pubblica. Una sfida interessante, che avrà il non semplice obiettivo di rendere ottimale la sicurezza dei pazienti coinvolti negli studi clinici e ottenere la massima condivisione da parte della comunità scientifica. [CLICCA QUI PER LEGGERE L’APPROFONDIMENTO SULL’USO/ABUSO DEL PLACEBO] STUDIARE EFFETTI IMPORTANTI PER I PAZIENTI: L’INIZIATIVA COMET Perché la ricerca clinica risponda davvero alle esigenze dei pazienti è importante che misuri esiti rilevanti, cioè aspetti che hanno un impatto reale e importante sul decorso della malattia o sul benessere dei pazienti. L’obiettivo di una studio clinico è stabilire benefici e danni di un trattamento, per esempio un farmaco. Questo viene fatto misurando l’effetto del farmaco su esiti definiti, che vengono decisi all’inizio dello studio (per esempio, per un farmaco contro l’asma, il numero di attacchi in un certo periodo di tempo, o la capacità polmonare). La scelta di quali aspetti considerare è cruciale per definire a cosa è utile un trattamento, se è utile, se è migliore di un altro trattamento. Paula Williamson dell’Università di Liverpool, nel Regno Unito, ha illustrato l’iniziativa Comet- Core measures in effectiveness Alcune aree della medicina come la reumatologia hanno già intrapreso questo percorso: negli studi sull’artrite reumatoide sono stati definiti e standardizzati gli esiti più importanti che devono essere misurati, grazie al confronto tra medici, ricercatori e pazienti. Tante altre iniziative sono in corso e raccolte in un database – in inglese - accessibile a tutti (http://www.comet-initiative.org/). Puoi trovare maggiori informazioni sull’International Clinical Trial Day qui http://www.ecrin.org/index.php?id=34.
Rita Banzi Box 1. LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA RICERCA CLINICA IN ITALIA Box 2. Articoli correlati
Approfondimento. USO e ABUSO DEL PLACEBO
Inserito da Anna Roberto il Ven, 01/06/2012 - 16:34
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