Gli anziani e la non autosufficienza – cosa ci attende?Molte famiglie italiane devono affrontare, in misura crescente negli ultimi anni, il problema dell’assistenza agli anziani. La questione si pone – ovviamente - in misura assai più rilevante, anche sotto il profilo economico e organizzativo, a fronte della non autosufficienza della persona anziana. Il problema nel suo complesso deve essere valutato tenendo presente la trasformazione demografica che ha investito il nostro Paese, in analogia ad altri Paesi europei, ma che in Italia, a seguito della elevata durata della vita media e, in particolare, del ridotto tasso di natalità, si è manifestata in misura più marcata rispetto al centro e nord Europa. Se negli anni Cinquanta alle spalle di 4 bambini (fascia di età 0-4 anni) si trovavano circa 4 persone in età genitoriale, 2,5 in età di nonni e solo raramente vi era la presenza di un bisnonno, nel 2050 la situazione sarà totalmente invertita: a poco più di 1 figlio corrisponderanno 2 genitori, 3 persone in età di nonno, oltre 3 persone in età di bisnonno; vi sarà inoltre una quota non trascurabile di potenziali trisavoli! UN PO’ DI NUMERI Qual è il significato di questi dati? Si tratta di prendere atto di due fondamentali questioni.
Nel 2025 in Italia avremo 2 milioni di anziani in più di oggi con un aumento del tasso di non autosufficienza intorno al 50 per cento. Anche i consumi sanitari prevedibilmente aumenteranno, in considerazione che quelli di un settantenne sono circa doppi di quelli di un quarantenne e quelli di un novantenne circa tripli. IL PESO SULLE FAMIGLIE Quali opzioni ha una famiglia di fronte a un anziano parzialmente o totalmente non autosufficiente? Com’è noto le scelte si orientano o verso una organizzazione familiare domiciliare, largamente affidata al fai da te o, a fronte di situazioni di elevata non autonomia, verso le strutture residenziali. L’ipotesi fai da te integra, ove esiste e ne sussista il diritto, l’assegno di accompagnamento, che in Italia presenta due anomalie: l’estrema diffusione (riguarda il 3,2 per cento della popolazione) e la inadeguatezza del contributo mensile, pari infatti a soli € 472 (mentre in Francia se ne ricevono € 1169 e in Austria € 1562). Pertanto si adottano, ove possibile, le seguenti soluzioni:
ASSEGNI O STRUTTURE? In termini di strutture residenziali, invece, la situazione del Paese viene adeguatamente illustrata dal recente Rapporto sulla non autosufficienza in Italia [4]. Tali strutture sono prevalentemente private (67 per cento private e 33 per cento pubbliche) e danno accoglienza all’8,7 per cento della popolazione non autosufficiente di età superiore ai 65 anni. Una percentuale nettamente inferiore a quella dei Paesi nord europei, dove il 30 per cento dei non autosufficienti è ospitato in strutture residenziali, ma anche in confronto alla media dell’Europa dei dieci (17,0 per cento). L’assistenza residenziale è peraltro assai diversificata da regione a regione, con percentuali estremamente ridotte nel sud Italia. Dalla lettura del citato Rapporto e dai contributi di altri studi che sono confluiti in tale testo emerge un profilo fortemente differenziato fra le diverse regioni riguardo all’assistenza alla popolazione anziana in tutte le sue componenti: trasferimento economico, assistenza domiciliare, ricovero in strutture residenziali e ricovero ospedaliero, evidenziando altresì il rapporto e la conseguente interdipendenza fra le diverse politiche in questo specifico settore del welfare. Le regioni in cui vi è una maggior percentuale di utenti nei servizi per anziani, che consiste essenzialmente in una maggiore copertura dei bisogni attraverso l’assistenza domiciliare o le strutture diurne (Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia Romagna e Molise), sono quelle che hanno un ridotto trasferimento economico in termini di indennità di accompagnamento. All’estremo opposto le regioni del Sud Italia si caratterizzano per la rilevanza dei trasferimenti economici e la più bassa percentuale di anziani che usufruiscono dei servizi assistenziali, a dimostrazione del diverso orientamento fra politiche di servizio e politiche di contribuzione.
Vi è inoltre un altro fenomeno, che coinvolge anche l’assistenza ospedaliera: le regioni con il più basso numero di posti letto per anziani in strutture residenziali (Lazio e Sud Italia) presentano un tasso di ospedalizzazione Il cerchio si chiude con la constatazione che proprio il Lazio e alcune regioni del Sud (la Campania) presentano un disavanzo strutturale, la cui origine va ricercata anche in una inadeguata organizzazione dell’assistenza agli anziani. Marco Geddes da Filicaia, Direttore sanitario Presidio ospedaliero Firenze centro
Inserito da Visitatore il Mar, 21/12/2010 - 08:14
|
|