Progetti di comunità per la lotta contro l'AIDS

Approcci basati sulla comunità e fondati su metodi partecipativi trovano applicazione in numerosi settori dell'ambito socio-sanitario: ricerca di base, contatto con le persone, focus group, ecc., ridisegnano percorsi di prevenzione e cura che vanno dal basso verso l'alto, nei quali proposte e soluzioni emergono dalle collettività coinvolte che diventano protagoniste attive e consapevoli della propria salute.

Il progetto CoBaSys, Community Based System in HIV treatment, che è coordinato dall'Università di Modena e Reggio Emilia e al quale partecipa un vasto gruppo di partner internazionali, ha l'obiettivo di coinvolgere con sempre maggior efficacia le comunità africane nella lotta contro l'HIV/AIDS. L'iniziativa è condotta in sei paesi (Tanzania, Mozambico, Zimbabwe, Malawi, Botswana e Namibia) e sta contribuendo alla costruzione di una rete stabile di cooperazione nella quale è fondamentale lo scambio di conoscenze e buone pratiche nella promozione dell'assistenza sanitaria, in particolare nel settore dei trattamenti contro l'HIV.

A seguito della revisione sulla letteratura di riferimento, l'approccio community-based adottato nel progetto ha facilitato la definizione di una mappa delle differenze socio-economiche all'interno delle comunità con alti tassi di infezione da HIV, mettendo in rilievo fattori e determinanti che influenzano la vulnerabilità e che possono avere un impatto sui servizi e sulle iniziative per la prevenzione, il trattamento e la cura della malattia. Si sono valutate in questo modo opportunità e meccanismi per superare eventuali barriere di accesso e adesione alle attività di contrasto alla diffusione dell'AIDS. Ad esempio è stato possibile conoscere in profondità: chi sono gli opinion leader, come sono rappresentati dalla comunità e come possono essere coinvolti; quali sono gli atteggiamenti degli operatori sanitari e come sono recepite le pratiche e le procedure adottate; come si configurano i processi di comunicazione e i meccanismi di dialogo sociale; come avvengono i trasferimenti di risorse, ecc.

Attraverso tale passaggio, dunque, si è potuto individuare con maggior chiarezza e precisione la natura dell'epidemia nella popolazione di riferimento, in termini sia di gruppi sia di ambienti a rischio, facilitando la discussione sulle risposte adottabili. Un censimento delle risorse, delle istituzioni potenzialmente coinvolte e degli attori partecipi a livello comunitario ha consentito di adottare forme di intervento a medio e lungo termine per affrontare l'epidemia. Le azioni individuate sono state raccomandate e condivise dalla stessa comunità, dagli opinion leader, dagli operatori sanitari, dalle istituzioni,  in un processo che ha puntato sulla “responsabilità collettiva” e sulla titolarità degli interventi da tutte le parti interessate, in particolare per il sostegno ai programmi di consegna dei farmaci antiretrovirali per i pazienti con infezione da HIV.

Per quanto riguarda gli aspetti comunicativi, la forte consapevolezza delle differenze locali in termini di percezione dei diritti, stigma, diversità di genere, ecc., ha favorito l'individuazione di messaggi, canali e linguaggi appropriati per sostenere un reale processo di empowerment individuale e collettivo. Forme di advocacy sul territorio e a livello nazionale hanno aiutato il realizzarsi della progettualità complessiva, sostenuta anche da azioni di monitoraggio e controllo di qualità delle iniziative adottate.

“Non c'è una correlazione diretta tra povertà e AIDS”, ha affermato Giovanni Guaraldi, infettivologo dell'Ateneo emiliano e Coordinatore del progetto. “Il fatto che molte persone che hanno contratto il virus dell'HIV vivono in regioni povere semplicemente riflette la realtà di un'epidemia che si sta attualmente diffondendo in tutta la popolazione, anche negli Stati che hanno un'alta percentuale di persone indigenti. Piuttosto occorre portare in rilievo come forti differenze socioeconomiche e di genere, insieme ad una debole coesione sociale, espongono gruppi vulnerabili al maggior rischio di infezione. Per questo stiamo puntando, con successo, a valorizzare il ruolo primario che ciascuna comunità ricopre nel contrastare i principali determinanti della malattia”.

Maggiori informazioni sull'iniziativa sono disponibili sul sito: http://www.cobasys.eu/

Inserito da Marketing sociale il Lun, 26/07/2010 - 09:09