Il Camino de Santiago dopo il cancro al seno“Un percorso di 815 chilometri si percorre in aereo, non si fa a piedi”, “una paziente colpita da cancro al seno non porta da sola uno zaino di 10 chili” e “una donna che ama suo marito e i suoi figli non abbandona la sua famiglia per sei settimane”. E invece sì! Proprio questo hanno fatto 25 donne, oltre alla sottoscritta, che hanno preso parte a uno studio della “Koelner Sporthochschule” (n.d.t.: “Università dello Sport” di Colonia) nell'aprile/maggio di quest'anno. La nostra percorrenza del “Camino Frances”, dal versante francese dei Pirenei fino a Santiago de Campostela sulla costa occidentale della Spagna, doveva offrire ai ricercatori la conferma, che uno sforzo fisico di lunga durata influisce positivamente su mente e corpo delle pazienti affette da cancro al seno, e noi “cavie” eravamo fermamente decise a centrare l'obiettivo. Siamo partite insieme e siamo tornate insieme. Durante la marcia ogni donna ha scelto il suo percorso, da sola, in coppia, in gruppi più numerosi, a seconda delle sue preferenze personali. Ogni donna era responsabile della scelta del percorso, del vitto e dell'alloggio più adatti alle sue esigenze e del chilometraggio che si sentiva di percorrere. L'unica data fissa sarebbe stato il giorno del ritorno in aereo da Santiago de Campostela. Detratti i giorni di partenza e arrivo, su 42 giorni si trattava di percorrere giornalmente una media di 20-25 chilometri, e questo con il bagaglio in spalla! Il pernottamento sul Camino de Santiago è di tipo spartano, richiede spirito di adattamento e una cospicua soglia di tolleranza. I letti a castello sono spesso allineati l'uno all'altro in grandi sale prive di spazi personali, che si tramutano spesso in enormi russatoi. Il più grande dormitorio si trova a Roncesvalles e ospita ben 120 pellegrini! Dopo una settimana si fa comunque l'abitudine a questo tipo di asperità, che come molte altre appartiene alle peculiarità di questo pellegrinaggio.
Anche se l'itinerario era ben segnalato, una guida agli ostelli mi ha aiutato a pianificare le numerose tappe del percorso. L'offerta degli ostelli é variamente stratificata, ti ospitano solo per una notte e la sveglia suona già alle 6 di mattina, per metterti in strada entro le 8, lasciandoti senza colazione. Sorseggiare un “cafe con leche” diventa spesso un'impresa, visto che a quell'ora il bar più vicino può trovarsi anche a 10 chilometri di distanza. Spesso partivo immersa nelle luci del crepuscolo, per gustare quelli che erano forse i momenti più belli di tutta la giornata: le prime due ore dell'alba con l'aria che odorava ancora di rugiada. Il Camino è un percorso individuale, ma è anche facile punto d'incontro delle più variegate esperienze umane. Si è amici per un'ora, per un giorno e, talvolta, anche per molto tempo. Ci sono quelli che vanno e vengono, il Camino te li riporta, perché li incontri di nuovo. Quest'alternanza è lasciata al caso, non ha vincoli nè impegni, ti mette in sintonia con il tuo ritmo interno, parli semplicemente quando ne hai voglia, altrimenti ti fai trasportare dalla leggerezza dell'essere … Il paesaggio è multiforme. Dai 1.500 metri dei Pirenei e della Castiglia si passa agli altipiani “calvi” della Meseta, con le prossime tappe praticamente a perdita d'occhio. La pace e la tranquillità che esalano sono un vero elisir per lo spirito. La verdeggiante Galizia inebria con le sue distese d'eucalipto. Sul percorso domina la natura, interrotto qua e là da alcuni tratti di strada più o meno trafficata. Paesaggi, persone ed esperienze personali sono stati tanto coinvolgenti, che le sei settimane sono parse un batter di ciglia; ho infatti raggiunto la meta di Santiago con una settimana di anticipo, per fregiarmi dell'attestato con conchiglia, ambito trofeo di ogni pellegrino. [La conchiglia di Santiago, dapprima simbolo specifico di avvenuto pellegrinaggio a Santiago di Compostela, è poi divenuta simbolo generico di pellegrinaggio, anche in terra Santa o presso altri santuari] In realtà mi sono concessa una doppia gratificazione: sono stata talmente brava da allungare il mio “Camino” fino a Finisterre, l'avamposto all'estremità occidentale del continente europeo che gli antichi definivano erroneamente “la fine del mondo”. Insieme ad altre tre compagne d'avventura del gruppo di Colonia abbiamo trascorso quattro magnifici giorni di passeggiate sulla battigia alla ricerca della nostra conchiglia personale. Oggi conservo, oltre alle conchiglie, la spensieratezza di quei giorni, da cui attingo tranquillità e fiducia per la mia vita quotidiana. Dal racconto originale in lingua tedesca di N.N. del giugno 2010 (Traduzione di Valentina Vecellio) I numeri del progetto “Brustkrebspatientinnen” Valentina Vecellio
Inserito da Valentina Vecellio il Ven, 23/07/2010 - 14:37
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