La mortalità ospedaliera non è un buon indicatore della qualità delle cureLilford R, Pronovost P. Using hospital mortality rates to judge hospital performance: a bad idea that just won't go away. BMJ 2010;340:c2016, doi: 10.1136/bmj.c2016. Per valutare la qualità delle cure prestate durante il ricovero si usa in genere il tasso di mortalità Il gran numero di decessi non evitabili negli ospedali è il risultato, commenta l'editoriale, di politiche sanitarie discutibili, che non hanno saputo provvedere a strutture alternative in cui "andare a morire", come gli hospice e i servizi di cure palliative sul territorio. Si stima che circa il 50% della popolazione britannica sia destinata a concludere la propria esistenza durante un ricovero in un nosocomio. Ma anche questo 50% non si distribuisce omogeneamente nella geografia degli ospedali del Regno Unito in quanto è influenzato dalle caratteristiche culturali, religiose e socio-economiche dell'utenza afferente a ciascuna struttura. E questa disomogeneità, difficilmente misurabile, confonde ulteriormente e accresce l'inaffidabilità del tasso di mortalità. Viene da chiedersi perché non isolare dall'insieme quel 5% di morti evitabili e vederne come e perché si distribuiscono tra i vari ospedali; perché insomma non filtrare il segnale rispetto al rumore per ricavarne informazioni sulla qualità delle cure. Anche questo non sembrerebbe possibile in quanto nel sistema sanitario non c'è sufficiente uniformità nella registrazione della cause di morte e delle comorbilità e il confronto delle statistiche può introdurre errori sistematici anche importanti. Continuare a utilizzare i tassi di mortalità, oltre che poco corretto metodologicamente, fa danni. Le immeritate accuse di malasanità demotivano gli operatori. Nel peggiore dei casi rappresentano anche una tentazione a sovrastimare il rischio Dopo aver demolito i tassi di mortalità, gli autori propongono parametri alternativi, più approfonditi e accurati. Nel Regno Unito il Ministero della Salute ha recentemente introdotto la valutazione di esiti differenti, come i tassi di morbilità e disabilità. In realtà sono pochi gli esiti che davvero riflettono la qualità delle cure, uno di questi è il tasso di infezioni acquisite in ospedale. Gli autori suggeriscono di adottare parametri di processo che, oltre a essere meno stigmatizzanti, hanno il vantaggio di andare al cuore del problema, intervenendo direttamente a correggere ciò che non funziona. Un'altra opzione è quella di circoscrivere le analisi di qualità non a intere strutture ospedaliere, ma a singole aree specialistiche per derivarne confronti di settore. Anche perché è noto che la variabilità della qualità delle cure è spesso più ampia all'interno di un ospedale che tra ospedali; non servono i numeri per sapere che strutture di eccellenza coesistono con reparti dove ci si augura di non capitare. Maria Rosa Valetto
Inserito da Maria Rosa Valetto il Mar, 14/09/2010 - 11:43
|
|