Che cosa mi ha insegnato la malattiaQuesta mia breve nota racconta di un viaggio attraverso l'incertezza. Viaggio che ha sin qui attraversato diversi stadi e che continuerà con futuri passaggi e tappe che saranno, inevitabilmente, caratterizzate da altre transizioni e decisioni da prendere. Tutto inizia a metà '97, quando, a seguito di accertamenti dovuti a un banale mal di schiena, scopro di essere portatore di un "picco monoclonale". Una strana entità che indica un eccesso di determinate proteine del sangue (gammaglobuline), prodotte senza causa apparente da un tipo particolare di cellule del sangue chiamate "plasmacellule". Come accade talvolta in medicina, fare una diagnosi non significa sapere cosa fare. Magari significa, e davvero non è poco, diventare da soggettivamente sano a oggettivo potenziale malato. Poco importa che questa mia "MGUS", così chiamano gli inglesi la mia "Gammopatia Monoclonale di Incerto Significato" magari me la portavo dietro da tempo, senza saperlo, e che magari avrebbe anche potuto restare lì buona. Il fatto è che ora sapevo che c'era. Un test di laboratorio la misurava, e quindi sapevo che c'era anche una probabilità La letteratura scientifica diceva che la frequenza di MGUS è bassa (1% nei giovani fino all'8% circa in chi ha più di 65 anni). Ma poco importa, io l'avevo. La letteratura scientifica diceva che il rischio Quando la diagnosi di mieloma è arrivata ho capito di essere uscito da una incertezza, quella della diagnosi, per entrare nella seconda, quella del trattamento. Non tanto quello iniziale che, dato lo stadio della malattia era tappa quasi obbligata (polichemioterapia ad alte dosi con autotrapianto di midollo) ma rispetto alla opportunità e utilità di un secondo autotrapianto dopo il primo. Una eventualità per cui gli studi sono in corso ma i cui risultati tardano un po'ad essere resi disponibili - per ragioni che riprenderò brevemente più avanti. Consigliato e supportato da ottimi medici ed amici (i privilegi rimangono a noi medici nonostante la iella !) ho deciso per il sì e mi sono sottoposto, sei mesi dopo il primo, al secondo autotrapianto. E adesso non resta che aspettare per vedere se andrà come da motociclista o come, invece, nel passaggio tra il primo ed il secondo stadio delle mie incertezze. Questa esperienza sin qui mi ha insegnato tre cose, rinforzandomi in alcune convinzioni profonde che erano però maturate nei più facili panni di persona sana.. Primo, ho davvero imparato a valorizzare l'etica dell'ignoranza. Le molte cose che non sappiamo su diagnosi e cura delle malattie non vanno rimosse ma devono essere sempre tenute presenti, sia quando decidiamo per noi sia quando, come medici, instilliamo negli altri (i pazienti) le nostre convinzioni. In 5 anni di esami del sangue semestrali ho capito che il peso dell'ansia bisogna viverlo (o infliggerlo) solo se è necessario. Nel mio caso lo era, perché si doveva capire quando iniziare un trattamento che poteva modificare la storia della malattia. Ma tanti sono i casi in medicina in cui non è così, in cui si raccomandano o prescrivono esami o visite di cui non si sa l'utilità, tanto "al paziente non costa poi molto farli!" Secondo, mi sono rafforzato nella convinzione che il diritto del paziente a partecipare, se lo vuole, alle scelte che riguardano la propria salute è sacro. Perché questo diritto esista abbiamo bisogno di una medicina meno paternalistica, di una comunicazione più vera e diretta con medici e personale sanitario, ma anche che il mondo della ricerca - che regola e condiziona la capacità di verificare quali cure funzionano e quali no - sia improntato alla collaborazione e non alla competizione. Io, da buon privilegiato e addetto ai lavori, ho avuto il massimo della informazione e medici che mi hanno aiutato a interpretarla. Ma almeno in un caso (penso alla scelta del secondo autotrapianto) sapevo che gli studi erano stati avviati ed erano a un buon livello di avanzamento, mentre i risultati finali non erano ancora stati pubblicati. Quindi dovevo scegliere con meno informazioni di quelle teoricamente disponibili ma che ancora giacevano in qualche file di computer. Forse perché prematuri? Forse perché chi li aveva raccolti ora magari non aveva tempo di concludere lo studio perché impegnato in ricerche più promettenti e convenienti? Forse perché si poteva pubblicarli prima solo se i diversi gruppi di ricerca avessero accettato di condividere i dati, ma questo avrebbe inciso negativamente sulla loro competitività scientifica? Il dubbio resta, ed è inquietante. E purtroppo tante discussioni con ricercatori, amici e non, sembrano quasi giustificare comportamenti assai diffusi nell'epoca della ricerca competitiva. L'ultima lezione riguarda l'informazione, una dimensione cui non viene data tutta l'importanza che dovrebbe avere. Anche nei contesti clinici dove si presta la massima attenzione alla qualità della cura e alla sua efficacia L.A.
Inserito da redazione il Mer, 15/09/2004 - 23:00
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Mio papà è affetto da
Ho scoperto questo sito
Io convivo con la
Molti anni fa mi sono reso
Quindici giorni fa ho
Ho 46 anni e in agosto,
un anno dopo
gammopatia monoclonale
Io sono ricoverata
perfettamente d'accordo, per
perfettamente d'accordo, per questo non mi sottopongo ad esami di nessun tipo se no sto veramente male...il mieloma ancora non è guaribile, quindi perchè sapere anni prima che magari forse un giorno potresti averlo? ho conosciuto ben due persone con questo problema e quando la malattia è arrivata è arrivata, e hanno fatto la stessa fine degli altri, che almeno sono vissuti tranquilli...e sono assolutamente convinta che tutti noi, sottoposti ad esemi precisi, nel corso della vita, possiamo scoprirci anche più di un cancro. L.C. biologa
Convivo con l'MGUS dal 1992
Ci sarà mai un vaccino?
Ciao
Ho 42 anni. L'anno scorso
Questo è un messaggio
Ho 35 anni e convivo
mgus
gammopatia
Ciao, anch'io ho scoperto
io convivo con MGUS da più
Gammopatia
Gammopatia monoclonale
mgus
MGUS
ottobre 2011 entrato nel gruppo dei meno fortunati ... dall'AVIS risultato un picco monoclonale IGG-kappa (2,9%) anni 34 ... per ora non so altro. Nel 2007 le analisi erano perfette ... tra questi anni a memoria mi ricordo solo una cungiuntivite virale ... pensavo fosse cronica ... andato dall'oculista ma mi ha detto che son guarito ... Medico di famiglia mi ha detto di non preoccuparmi col sorriso dicendomi che ne vede tanti di questi picchi ... Il web non è così rassicurante, visita dall'ematologo detto MGUS e tendenzialmente il picco aumenterà, prescritto esami fra 6 mesi ... in questa situazione ha detto che farebbe anche un anno, ma per scrupolo meglio 6 mesi. Per il momento vivo con l'ansia ... pensavo di essere invincibile, per ora continuo a fare stessa vita (gioco a pallone e faccio palestra), ogni piccolo dolorino mi fa però pensare ... Vantaggi? Solo uno ... Ho imparato ad apprezzare sempre più la vita, ogni giorno ringrazio della bella giornata trascorsa.