La sconfitta del conflitto?Fonti Il 2009 potrebbe essere un anno decisivo per porre un freno al conflitto di interesse nella ricerca clinica. Gli Stati Uniti sono promotori di una duplice spinta in tale direzione: sul piano politico dove, a partire dal 2011, per effetto del Physician Payments Sunshine Act dovranno essere resi pubblici tutti i rapporti economici di valore superiore ai 1.000 dollari tra aziende farmaceutiche e medici ricercatori o società scientifiche; sul fronte delle istituzioni mediche in quanto sia l'Institute of Medicine (IOM, http://www.iom.edu/) sia l'Association of American Medical Colleges (AAMC, http://www.aamc.org) si sono pronunciati sul tema. Dopo la pubblicazione, ancora nel 2008, di un documento da parte dell'AAMC, dall'ultimo aprile è presente sul sito dello IOM relativa un altro ampio documento che affronta il problema del conflitto di interesse nei campi della ricerca, dell'educazione e della pratica medica, sia a livello individuale che istituzionale. La posizione della IOM è drastica in quanto non si limita a pretendere che il conflitto venga dichiarato o limitato, ma ne reclama l'abolizione con ogni mezzo: commissioni di controllo, leggi ad hoc, codici di disciplina più rigorosi per i potenziali beneficiari di compensi. A questo proposito viene sottolineato che una regolamentazione per quanto severa è del tutto inutile senza un cambiamento volontario dei comportamenti individuali. Sempre nell'anno in corso, sono stati pubblicati su importanti riviste medico-scientifiche proposte volte a risolvere alcuni punti nodali del conflitto di interesse, come il ruolo delle associazioni mediche e delle società scientifiche (professional medical association, PMA) e la comunicazione del conflitto ai partecipanti alle sperimentazioni cliniche. La proposta per il controllo delle società scientifiche Le linee guida pubblicate su JAMA a firma di David J Rothman, presidente dello IOM, e di autorevoli membri di istituzioni medico-scientifiche, si articolano in un decalogo per regolare i rapporti tra società scientifiche e industria del farmaco e del diagnostico. Sono coperte tutte le aree potenziali o reali del conflitto di interesse e della sua gestione, dal finanziamento dei maggiori congressi internazionali alla diffusione dei gadget promozionali. L'auspicio è quello di giungere all'azzeramento del contributo economico dell'industria, fatta eccezione per la pubblicità sulle riviste (anch'essa comunque soggetta a norme e limitazioni che ne esplicitino inequivocabilmente la natura commerciale e promozionale) e alle spese per le sedi congressuali. Il raggiungimento dello "zero assoluto" si scontra con la sopravvivenza di molte società scientifiche delle quali va riconosciuto, e salvaguardato, il ruolo indiscutibile di riferimento culturale; viene quindi proposta, almeno in una prima fase, una riduzione dei finanziamenti "interessati" al 25% del budget operativo con l'invito a diversificare al massimo la provenienza degli importi per allentare il rapporto di dipendenza e il condizionamento di uno o pochi sponsor. In occasione di attività congressuali, si deve garantire la più netta differenziazione possibile tra eventi indipendenti e sponsorizzati (per esempio tramite la separazione spaziale e temporale dei lavori ufficiali dai simposi satellite), l'assoluta indipendenza dalle aziende farmaceutiche nella scelta dei relatori e nella stesura dei programmi. Il decalogo arriva a disciplinare le caratteristiche della cancelleria e dell'oggettistica congressuale, suggerendo la virtuosa assenza di qualsiasi logo e messaggio pubblicitario. Vengono poi individuati alcuni punti sensibili del problema, rispetto ai quali non basta dichiarare la presenza di un conflitto ma è necessario eliminarlo. Alle figure più rappresentative delle società scientifiche, presidenti, rappresentanti e membri dei comitati si richiede la totale assenza di conflitti per una finestra di 2 anni antecedenti al mandato e per tutta la durata dello stesso. Analogamente, si pretende una posizione di assoluta indipendenza agli estensori e ai revisori di indirizzi e linee guida per il forte impatto di tali documenti sulla comunità scientifica. Altrettanto delicata è la questione della formazione, che va tenuta lontana da qualsiasi forma di interesse economico o intellettuale: in questo caso la soluzione proposta è, manco a dirlo, quella dell'evidence-based. Maria Rosa Valetto
Inserito da Maria Rosa Valetto il Dom, 22/11/2009 - 14:51
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