Basta cibo grasso (e buono): WHI, perchéFonte Chi è andato per anni a sostenere un perentorio «No ai cibi grassi! Sì a frutta, verdura e cereali!» oggi potrebbe esse in imbarazzo di fronte a un secco «Perché?». Questo l’antefatto. Nel 1991 il governo statunitense ha lanciato un ampio studio condotto su oltre 160 mila donne volontarie. L’obiettivo è prevenire le principali cause di morte e valutare le terapie per ridurre i sintomi della menopausa. Tutti i trial oggi si sono conclusi ma le partecipanti saranno seguite fino al 2010. Il primo risultato, emerso nel 2002, è che la terapia ormonale sostitutiva, proposta fino ad allora alle donne in menopausa come una panacea, in realtà dà scarsi benefici a fronte di potenziali rischi. Lo scorso febbraio sono stati pubblicati gli esiti delle ricerche su altri tre importanti obiettivi (tutti riferiti a donne che hanno già superato la menopausa). Prevenzione dei tumori al seno: una dieta con pochi grassi non riduce in modo significativo il rischio Insomma la disfatta del salutismo. Così netta da prendere in contropiede persino chi ha condotto gli studi, che hanno disseminato le tre pubblicazioni di se e ma: se si fosse prolungata la dieta, se la dieta fosse stata più mirata; i miglioramenti sono piccoli ma no da buttare e a lungo andare... Per contrastare l’effetto dirompente delle tre pubblicazioni la rivista JAMA ha affiancato alle tre pubblicazioni due editoriali di contenimento per spiegare che gli studi non erano ottimizzati per ricercare questi obiettivi, ci sono difetti nella scelta del campione (età, peso, stili di vita delle donne sotto osservazione), tutto sommato la dieta non ha effetti collaterali... Chi un tempo aveva esaltato la WHI per aver fatto chiarezza sui rischi e benefici della terapia ormonale sostitutiva oggi condanna la confusione che questi dati hanno creato nel pubblico, col rischio di aver rovinato anni di campagne a favore del mangiar sano. Insomma: tutti i trial sono uguali di fronte al tribunale della scienza, ma alcuni sono più uguali dagli altri. Dipenda dalle convinzioni di chi giudica. Se le industrie farmaceutiche sono più inclini a minimizzare i rischi di una terapia e massimizzarne i benefici, probabilmente le istituzioni pubbliche tendono a esaltare i benefici dei comportamenti virtuosi. In generale chi si aspetta molto da una misura sanitaria si arrende difficilmente a un risultato contrario alle aspettative; così come non si cura molto di verificare a fondo un risultato favorevole. In questo caso il risultato sfavorevole alle diete può essere imputato in parte ai difetti dello studio. Questo è stato fatto nel caso del fumo, con dati così inoppugnabili da sostenere leggi che proteggono chi no fuma. Nonostante ciò resistono persone che a conti fatti decidono di non smettere.
Sergio Cima, Roberto Satolli
Inserito da redazione il Ven, 10/03/2006 - 00:00
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