Obesità: il rischio di eliminare i fattori di rischio

Usa: bypass gastrico è rischioso
L’intervento è spesso l’ultima spiaggia per obesi
L’operazione da ultima spiaggia per gli obesi, il bypass gastrico che diventa ogni anno più popolare, è rischioso per la salute. Secondo due nuove analisi scientifiche, a risultare più elevati rispetto ai dati raccolti in precedenza sono le probabilità di morte entro un anno dall’intervento e quelle di necessità di ospedalizzazione per complicazioni nei mesi successivi alla chirurgia. L’operazione, che riduce la dimensione dello stomaco, è ogni volta più diffusa negli Usa.
Washington, 20 ottobre

Obesità grave: un anello aumenta l’aspettativa di vita
In Italia sono 400 mila i grandi obesi
Uno studio ha dimostrato come il bendaggio gastrico nei grandi obesi prevenga il diabete e l’ipertensione e ne induca anche la scomparsa. Lo ha rilevato una ricerca del prof. Antonio Pontiroli dove lo sviluppo dell’obesità risulta inquietante: nel mondo gli obesi erano 120 milioni nel 1995, se ne attendono 250 milioni nel 2025. Anche in Italia fanno paura: il 13% degli italiani è obeso e il 10% di questi è un grande obeso (ben 400 mila).
Milano, 24 ottobre

Nel 2004 il Journal of the American Medical Association ha pubblicato una revisione di studi sulla chirurgia dell’obesità in cui gli autori le attribuivano un profilo rischi benefici positivo. A patto di rispettare alcune regole: operare persone la cui obesità pregiudica l’aspettativa di vita, psicologicamente pronte ad affrontare i traumi che operazioni così pesanti comportano (seguire diete ferree, adattarsi ai cambiamenti fisiologici ecc.).
Messaggio chiave:

  • l’obesità oni non superano quelle che l’obeso deve affrontare comunque;
  • l’obeso operaccorcia la vita;
  • il tasso di mortalità delle operazioni è basso;
  • le complicaziato vive meglio.

Gli studi tuttavia non rivelano se la speranza di vita aumenta rispetto a prima dell’operazione.

Nel 2005 la stessa rivista pubblica risultati meno rassicuranti. Una nuova ricerca fa emergere che il tassi di ospedalizzazione degli obesi prima e dopo l’introduzione delle varie tecniche chirurgiche dell’obesità è aumentato e la probabilità di morte intorno al primo anno dopo l’intervento è del 2 per cento circa.

Da qui la conclusione che il «bypass gastrico è rischioso».

Chi pensa che il rischio dell’operazione sia comunque superiore al beneficio sembra essere il bersaglio del bendaggio gastrico. Questa operazione chirurgica è descritto come un intervento meno invasivo rispetto agli altri, con poche complicazioni, totalmente e facilmente reversibile. Il messaggio che lanciano i chirurghi sembra essere questo:

  • l’obesità è una patologia in continua crescita che ridurrà l’aspettativa di vita dei paesi occidentali;
  • i tentativi di far fronte a questa emergenza sono falliti;
  • perché non provare ad affrontarlo con un intervento innocuo? Male che vada si toglie l’anello e tutto torna come prima.

Una sequenza di affermazioni rinforzate da uno studio dell’Università degli studi di Milano. 122 persone obese, alcune delle quali sono state sottoposte a bendaggio gastrico, sono state seguite per 4 anni: le persone operate hanno perso qualche chilo, hanno la pressione e una glicemia più bassa.

Da qui la conclusione che «un anello aumenta l’aspettativa di vita».

Ma il punto è: la chirurgia dell’obesità serve ad allungare la vita o a migliorarne la qualità? Come devono influire tutte queste informazioni sulla decisione se farsi operare o no?

L’editoriale a commento degli ultimi studi pubblicati su JAMA tende a sdrammatizzare i dati negativi. L’autore afferma che bisogna valutare il quadro di insieme di fronte a cui si trova il super obeso (cioè con indice di massa corporea superiore a 40):

  • anzitutto il fallimento delle alternative: dieta e farmaci da un lato hanno effetti collaterali non trascurabili e dall’altro risultati non soddisfacenti: si dimagrisce ma non abbastanza e non a lungo.
  • tutti gli interventi chirurgici hanno un rischio, che deve essere valutato in relazione alle condizioni del paziente e ai possibili risultati che possono essere raggiunti.
  • l’obesità grave deve essere considerato una malattia operabile tanto quanto la calcolosi della colecisti.
  • non bisogna trascurare i risultati positivi, in termini di qualità della vita, osservati da studi precedenti.
  • le complicanze dell’intervento riguardano soprattutto i casi più gravi di obesità.

I dati a sostegno di queste affermazioni non rivelano alcune informazioni importanti per rispondere alla domanda.
A oggi si può affermare che:

1) E’ ancora controversa, per lo meno come entità, la correlazione tra obesità e diminuzione dell’aspettativa di vita. Sembra perfino perdere di importanza l’indice di massa corporea come dato per valutare la gravità, in termini di riduzione dell’aspettativa di vita, del sovrappeso mentre sembra essere più significativa la circonferenza del giro vita (la pancia in buona sostanza).

2) Gli interventi chirurgici sottopongono a un rischio che non si sa in quale misura sia compensato dai vantaggi: contrariamente a quanto lascia intendere il titolo citato del secondo comunicato stampa non ci sono dati sull’aumento di aspettativa di vita offerto da questi interventi.
Infatti tutti gli studi sulla chirurgia dell’obesità hanno rilevato la diminuzione di diabete di tipo 2 e ipertensione. Questi però a loro volta, di per sé, non sono malattie ma fattori di rischio, che è bene eliminare con metodi invasivi solo se si ha la certezza che facendolo si ottiene un vantaggio. L’abbassamento dei valori della pressione, del diabete e del peso, indipendentemente dalla mortalità, non sono risultati significati per chi deve decidere se ricorrere o meno alla chirurgia. Di conseguenze non sembra essere supportata da alcun dato l’affermazione che il bendaggio aumenta l’aspettativa di vita.

Sergio Cima, Roberto Satolli

Inserito da redazione il Gio, 10/11/2005 - 01:00