Farmaci omeopatici: a chi l’onera della prova di efficacia?Fonte I farmaci omeopatici hanno efficacia Gli autori hanno setacciato diversi trial condotti per documentare gli effetti delle terapie omeopatiche e di quelle convenzionali. Di tutti gli studi individuati per entrambe le categorie, sono stati selezionati solo i migliori, cioè quelli ben costruiti dal punto di vista statistico (soprattutto con più partecipanti seguiti per lunghi periodi di tempo). Gli autori hanno constatato che le sostanze convenzionali mostrano di essere efficaci mentre l’effetto delle sostanze omeopatiche evapora fino a somigliare a quello dell’acqua fresca. Le proteste dal mondo dell’omeopatia (medici e industrie) non si sono fatte attendere: una pioggia di critiche ha investito la pubblicazione di Lancet. Regolarmente ogni risultato negativo su questo argomento viene criticato evocando una sorta di complotto gestito dalla medicina convenzionale per proteggere gli interessi dell’industria farmaceutica. D’altra parte le maggiori riviste scientifiche sono accusate di non pubblicare i trial positivi su cure omeopatiche perché in conflitto con gli interessi dell’industria farmaceutica che le finanziano. La polemica sui metodi per mettere alla prova l’omeopatia ha una lunga storia alle spalle. La contrapposizione è radicale. Da una parte c'è chi sostiene che la cura omeopatica non possa essere sperimentata secondo i canoni della medicina convenzionale, per via del suo approccio olistico e individuale: il medico omeopata stabilisce la cura dopo aver valutato la sfera organica e affettiva del paziente e propone di conseguenza una sostanza in dosi e modalità che possono essere differenti per ciascun paziente. Gli avversari ribattono che prima di far ingerire una sostanza a qualcuno la si debba provare secondo metodi che diano alcune informazioni: quando il farmaco è indicato, quanto sono probabili gli effetti positivi e negativi. A oggi è possibile ricavare queste informazioni solo da studi costruiti secondo un metodo che prevede gruppi omogenei e controlli. Attualmente un criterio di scientificità ampiamente condiviso è questo: chi sostiene una teoria ha anche l’onere di indicare il cosiddetto «esperimento cruciale» che ne potrebbe svelare la falsità. Molti dopo la pubblicazione di Lancet hanno adottato questa linea di difesa. Mentre la ditta di sostanze omeopatiche Boiron ha accusato più apertamente Lancet di essere in malafede. «Che Lancet abbia aderito a sua volta alla lobby anti omeopatica a dispetto di qualsiasi rigore scientifico? Su quest’ultimo punto è lecito interrogarsi dopo che, in occasione del recente caso Rosuvastatina, Lancet è stato costretto ad ammettere il proprio errore e a presentare le proprie scuse». A onor del vero Lancet, nel 2003, attaccò duramente la campagna pubblicitaria di Astrazeneca perché attribuiva alla rosuvastatina un profilo di efficacia e sicurezza un favore non provato dagli studi e criticò duramente la validità Queste polemiche in realtà mostrano tutta la differenza tra il metodo tradizionale e quello omeopatico. Ripetibilità del risultato Confutabilità del risultato Queste differenze impediscono di stabilire criteri unici per provare l’efficacia di tutti i farmaci, omeopatici e tradizionali. Un decreto in preparazione al Ministero della salute tenta di uniformare i due settori. Il decreto prevede la vendita libera dei farmaci ad alta diluizione (la cui innocuità, al contrario dell’efficacia, è stata provata), mentre la preparazione in cui il principio attivo è più concentrato dovrà avere le stesse caratteristiche di sperimentazione, il foglio illustrativo e l’indicazione terapeutica come i farmaci allopatici. Se il decreto non sarà modificato, nel 2008, anno in cui la legge entrerà in vigore, la gran parte dei rimedi omeopatici oggi in uso sarà fuori legge. Sergio Cima, Roberto Satolli
Inserito da redazione il Mer, 21/09/2005 - 00:00
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complimenti per l'articolo,
Qui non c'entra l'onere
Paolo Bellavite, medico