Obesità e mortalità: dare ai dati il giusto peso

L'obesità fa molte meno morti del previsto. Il Centers for Control Disease and Prevention ha corretto una svista dello scorso gennaio. Nel 2004 le prime stime diffuse dal CDC calcolavano in 400.000 le morti da obesità. Salvo dover correggere i conti, nel gennaio scorso, per un banale errore di calcolo e diffondere nuovi dati che fissavano a 365.000 le vittime dell’obesità.

Studi più recenti hanno osservato che l’obesità grave (indice di massa corporea superiore a 30) aumenta il rischio generale di morte prematura; ma una leggera obesità ha un effetto protettivo e abbassa il rischio di morte anche rispetto alle persone con peso nella norma.

Da qui le ultime cifre pubblicate su JAMA: le morti da sovrappeso sono 111.909, un numero a cui sottrarre le morti evitate grazie all’effetto preventivo del grasso in eccesso. Da qui il risultato finale di 25.814.

Negli Stati uniti l’obesità passa quindi a essere la settima causa di morte tra i disturbi prevenibili dalla seconda che era. Sembra quindi ridimensionato l'allarme che indicava l'obesità come la patologia responsabile dell'abbassamento della aspettativa di vita nei paesi occidentali

Alcuni hanno commentato che la soglia di normalità probabilmente è tropo bassa per le attuali abitudini della popolazione e che probabilmente chi è classificato sovrappeso in realtà si nutre meglio, fa più sport, e tiene sotto controllo la pressione più di quanto facessero in passato. E' rilevante che da un dato che si scostava di circa 15 volte sia determinato, alla revisione, fin nelle unità: 25.814, non uno di più.

Quale il dato corretto? Una prossima analisi potrebbe ancora cambiare i valori? La differenza tra le due rilevazioni probabilmente dipende dalle conoscenze di coloro che osservano e analizzano i dati. Dai loro conflitti di interesse, dai loro obiettivi. Questo episodio corrobora l'opinione che la medicina non sia una scienza esatta. Anzi numeri presentati come tendenti alla precisione assoluta dovrebbero essere messi severamente alla prova, perché si fughi il dubbio che la precisione sia fondata e non sia uno strumento per indurre nel lettore il vago senso di fiducia che il lettore affida alle cifre dettagliate.

Sergio Cima, Roberto Satolli

Inserito da redazione il Mar, 03/05/2005 - 00:00