Registri dei trial: pubblici, non semplici

Secondo alcuni analisti, come Sabine Vollmer, del quotidiano statunitense New & Observer, i tecnicismi che abbondano nei registri dei trial clinici resi pubblici dalle case farmaceutiche, potrebbero addirittura portare a una maggiore confusione nella testa dei pazienti e dei cittadini introducendo ulteriori elementi di incertezza. Anche le aziende, che pure hanno costruito siti internet in cui pubblicare i dati, avvertono che è difficile mettere in relazione i vari aspetti delle ricerche per ricavarne una valutazione complessiva e oggettiva.

Queste preoccupazioni, pur comprensibili, non colgono la ragione profonda dell’accessibilità ai dati dei trial in corso.

L’accesso libero ai dati degli studi clinici su nuovi farmaci garantisce una più corretta interpretazione dei risultati: tutti devono avere in mano le stesse carte per poter dare un giudizio libero e controllabile.

Questa asserzione è diventata evidente soprattuto dopo che la Food and Drug Administration, nel settembre 2004, ha ammesso che 15 trial clinici sui farmaci antidepressivi mostravano un consistente legame degli antidepressivi con comportamenti suicidi, ma che l’occultazione dei dati da parte delle aziende produttrici non aveva permesso di far emergere questo dato.

Il timore, fondato, che le aziende farmaceutiche diano risalto solo ai trial positivi e nascondano i dati negativi ha indotto due iniziative rilevanti:
le maggiori riviste scientifiche riunite nell’Intenational Committee of Medical Journal Editor hanno deciso che saranno sottoposti a valutazione solo studi clinici inseriti in pubblici registri.
le aziende farmaceutiche si sono rincorse nel costruire siti internet in cui divulgare i dati dei trial in corso sui loro prodotti e, nel gennaio 2005, le quattro più importanti associazioni farmaceutiche internazionali, tra cui l’EFPIA (European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations), hanno approvato la creazione di un registro mondiale su base volontaria dei trial clinici per i farmaci di nuova prescrizione.

Il registro quindi deve essere pubblico non tanto per fornire agli ammalati informazioni su quali sono i farmaci migliori per curare i loro disturbi; ma per aprire questi dati a tutti coloro che sono capaci di interpretarli in modo che ricercatori indipendenti abbiano la possibilità di valutare e criticare il modo in cui gli effetti dei farmaci vengono proposti ai medici e ai pazienti.

Sergio Cima, Roberto Satolli

Inserito da redazione il Lun, 14/03/2005 - 01:00

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