Se il ricercatore tira i numeri per la giacchetta
Fonti
Che la fonte del finanziamento di un singolo studio potesse condizionarne l'esito E invece sembra proprio che accada, stando a quanto riferisce una recente ricerca pubblicata sul British Medical Journal. Secondo gli autori, che hanno confrontato 124 metanalisi su farmaci antipertensivi, gli studi finanziati da industrie farmaceutiche presenterebbero una significativa discordanza tra i risultati e le conclusioni che gli autori ne traggono. In particolare, sostengono i ricercatori, laddove il finanziatore è una singola impresa, a fronte di un 55% di risultati positivi, si riscontrerebbe un 92% di conclusioni positive; fenomeno attenuato nei casi in cui i finanziatori sono, non una, ma un gruppo di aziende e totalmente assente quando è un'istituzione non-profit a sovvenzionare la ricerca.
Stando alle considerazioni espresse dallo studio, si tratterebbe di una situazione estremamente grave: innanzitutto evidenzia la possibilità che sussistano interferenza nel giudizio dei ricercatori. Ma, argomento forse ancor più grave, rimette in discussione l'efficacia «Sia il redattore che i peer reviewers devono aver letto il manoscritto che conteneva discordanze tra risultati e conclusioni, eppure non hanno impedito la pubblicazione - si legge nell'articolo - I redattori e i peer reviewers [...] devono attentamente scrutinare le conclusioni delle meta-analisi per assicurarsi che esse siano supportate dai dati». Sembrerebbe ovvio, dal momento che quelle conclusioni, che in tal caso riguardano farmaci, saranno il fondamento su cui gli operatori si baseranno per le successive scelte. Sullo stesso numero del BMJ Richard Epstein, professore di legge all'University of Chicago, tiene a difendere l'operato dell'industria da attacchi che porterebbero a un danno anche per i malati. Argomenta Epstein: «Circa il 40% degli studi analizzati sono stati finanziati da una singola azienda a fronte di un 20% sostenuto da istituzioni non profit [...]. Di conseguenza ogni forma di esclusione delle compagnie farmaceutiche ridurrebbe il numero degli studi condotti. Il dilemma a tal punto è: vogliamo un numero minore di studi presumibilmente di buona qualità o un numero maggiore con probabili distorsioni?». Distorsioni che, aggiunge Epstein, data la pubblicità degli studi, sarebbero smascherabili, come conferma la ricerca di Yank. Si può rilevare che la discussione è confinata alle alte sfere della ricerca e non sembra prendere in considerazione il parere delle persone che partecipano in prima persona agli studi clinici. Sarebbe auspicabile che a loro venissero chiariti gli effetti di un conflitto di interessi sull'interpretazione dei dati e quindi sulle decisioni che riguardano il percorso terapeutico che dovranno affrontare. Chiarire, insomma, che anche i numeri mentono. Antonino Michienzi
Inserito da redazione il Ven, 28/03/2008 - 18:02
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