Aborto: sarà disponibile anche in Italia il metodo farmacologicoLa commissione tecnico-scientifica dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha dato parere favorevole all'autorizzazione al commercio alla pillola abortiva. L'iter della RU486, avviato con la richiesta dell'azienda produttrice a fine novembre appare ora in discesa. In realtà l'approvazione non sembrava poter essere messa in discussione: per il principio del mutuo riconoscimento, un paese dell'Unione europea non può respingere un farmaco che è già stato autorizzato in un altro stato dell'UE (la RU486 è già disponibile in Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Spagna, Svezia). Quando arriverà in Italia? Non prima di maggio 2008. Nei prossimi giorni il Comitato tecnico-scientifico (Chmp) dell'agenzia europea del farmaco (EMEA) darà il via libera al mutuo riconoscimento. Sarà quindi la volta della lunga contrattazione tra l'AIFA e il produttore per stabilire il prezzo del farmaco per Servizio sanitario nazionale. Infine verrà l'approvazione da parte del Consiglio di amministrazione dell'AIFA e quindi la pubblicazione del provvedimenti in Gazzetta ufficiale. Da quel momento la RU486 sarà disponibile ma solo in ambito ospedaliero, sotto controllo sanitario e nel rispetto della Legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza. RU486: la carta d'identità targata AIFA
Contiene il principio attivo mifepristone, uno steroide sintetico capace di legarsi ai recettori Il mifepristone, bloccando questi recettori, impedisce lo sviluppo dell'embrione e causa il distacco e l'eliminazione della mucosa uterina, con un processo simile a quello della mestruazione. Assunto durante la gravidanza, porta al rigetto della placenta e all'aborto. Per questo è usato nel cosiddetto "aborto medico" o "farmacologico", proposto in alternativa all'aborto chirurgico.
Il mifepristone, se è assunto precocemente e in dosaggi adeguati, è in grado di bloccare la gravidanza nell'80-85 per cento dei casi. La sua efficacia Per queste sue proprietà, il mifepristone viene usato anche per:
Gli effetti collaterali L'associazione di mifepristone con misoprostol causa una serie di effetti collaterali dovuti principalmente all'uso di quest'ultima prostaglandina. I più comuni (con frequenza comprese tra il 10 e il 70 per cento) sono:
Meno frequenti sono:
Le conseguenze più gravi (ma, secondo le prove a disposizione, anche molto rare) sono:
Studi sul mifepristone condotti su modelli animali hanno portato i ricercatori a ipotizzare che possa aumentare la suscettibilità al tumore del fegato.
Il rischio Sia in Canada che negli Stati uniti sono stati segnalati alcuni casi (non più di una decina in tutto) di donne morte per sepsi dopo aver abortito con il mifepristone. L'agente infettivo identificato come responsabile è il Clostridium sordelli: secondo i ricercatori, questo batterio provocherebbe la sepsi perché il mifepristone sarebbe in grado di inibire la risposta immunitaria delle pazienti. Quello che preoccupa, però, è che in tutti i casi segnalati le donne erano giovani e in buona salute, l'aborto era riuscito apparentemente con successo e l'infezione aveva portato rapidamente a morte senza sintomi significativi (neppure la febbre). E' difficile determinare la frequenza con cui si manifesta questo effetto avverso in mancanza dell'esatto numero di donne sottoposte al trattamento famracologico. In ogni caso l'evento appare molto raro. La mortalità per tutte le cause è, secondo le prove disponibili, di 1 donna ogni 100.000 (il rischio di mortalità materna per aborto chirurgico entro le 8 settimane gestazionali è 10 volte inferiore, intorno allo 0,1 per 100.000) (Anonimo 2007). Perché viene scelta La pillola "dell'aborto non chirurgico" è stata utilizzata da oltre un milione di donne europee ed è stata finora sperimentata da duemila italiane (secondo i dati ISTAT lo 0,9% di quelle che hanno deciso per l'interruzione volontaria di gravidanza). Nei paesi in cui sono disponibili entrambi i metodi (medico e chirurgico) la proporzione di donne che sceglie l'aborto farmacologico varia dal 56% in Francia, al 51% in Scozia, al 61% in Svezia. In presenza di una alternativa, quella chirurgica (che pare più sicura), cosa determina la scelta di abortire assumendo il farmaco? Chi ha condotto gli studi sulla RU486 sotiene che i motivi per cui una donna può essere indotta a preferire la via farmacologica sono principalmente questi:
Saranno quindi le donne, valutato il profilo rischi e benefici delle due offerte tarapeutiche, a decidere il meglio per sé.
Chi non è convinto del rapporto rischi benefici
Il rapporto Promed Galileo conferma che la soddisfazione delle donne dopo la procedura di aborto farmacologico è in genere elevata. Questo trova conferma anche nei dati italiani, così come spiega in un'intervista al Corriere della Sera Silvio Viale, il ginecologo che ha condotto la prima ampia sperimentazione italiana sulla RU486 al Sant'Anna di Torino: «I questionari dicono che il 90% delle pazienti è soddisfatto, anche se soltanto un quarto di loro aveva già abortito in precedenza col metodo chirurgico e può dunque fare un paragone».
Bibliografia
Elisa Buson
Inserito da redazione il Mer, 27/02/2008 - 13:31
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