Uso di bioequivalenti: alcune difficoltà

Per l’attività di medico di famiglia che svolgo, con soddisfazione e da molti anni, utilizzo farmaci bioequivalenti, poiché considero il loro uso un’opportunità per la razionalizzazione della spesa farmaceutica che libera risorse per le terapie con farmaci nuovi ancora sotto brevetto e quindi più opportunità di cura.Condivido il progetto proposto e vi invio alcune preoccupazioni e alcune proposte riguardo l'impiego dei farmaci bioequivalenti. Nella mia regione l’Emilia Romagna i consumi degli equivalenti rappresentano un caso di eccellenza. Nel 2005 il dato medio regionale dei consumi di questi farmaci si è attestato al 33% rispetto al dato medio nazionale del 25,5% Per 2010 in Italia è previsto un uso dei bioequivalenti vicino al 75%. (sesto rapporto dell'OsMed,giugno 2006).Contemporaneamente cresce in Italia anche il consumo di tutti i farmaci; mediamente ogni italiano consuma annualmente una media 28 confezioni. Confrontando i dati del 2000 con quelli del 2005(sesto rapporto dell'OsMed,giugno 2006), si nota un incremento consistente (+ 39%), crescita che non accenna a diminuire in quanto nel primo trimestre del 2006 si è registrato un ulteriore incremento del 9,9 per cento. I farmaci più consumati in assoluto sono quelli per il sistema cardiovascolare. Questa tipologia rappresenta da sola quasi il cinquanta per cento del totale. Secondo uno studio europeo, coordinato da R. Bernabei, pubblicato su JAMA, il 26,5% degli anziani italiani assume farmaci in modo esagerato e spesso anche in modo inappropriato. I farmaci, infatti, sono responsabili di almeno il 40% dei ricoveri degli over 65. La patologia “iatrogena”, rappresenta un'autentica emergenza sanitaria in tutto il mondo avanzato.

 

I problemi dei medici di famiglia ed in particolare dei loro pazienti anziani riguardo l’uso dei bioequivalenti:

1. Con l’uso dei farmaci bioequivalenti è aumentata la possibilità di scambio dei principi attivi e di conseguenza l’errore di assunzione. Quando prescrivo al mio paziente, un farmaco equivalente, perché il “colore della scatola rimanga sempre lo stesso ( attualmente poi cambiano i colori, anche se il farmaco è commercializzato dalla stessa azienda, poiché quando si “fondono” due aziende farmaceutiche è la “più forte determina il colore della “linea” ) devo scrivere NON SOSTITUIBILE anche per il farmaco bioequivalente (quindi si perde il principio del minor prezzo) , altrimenti, la confezione, colore e forma della scatola cambiano ogni volta a seconda della disponibilità della farmacia e dell’aggiornamento del prezzo. Dopo qualche mese si ricorderà il mio paziente anziano a cosa serviva ? Bisogna considerare, infatti, che i “vecchi” farmaci sono conosciuti per nome , per colore delle compresse e della scatola perché usati da tanti anni, mentre per i bioequivalenti si deve attingere alla “memoria a breve termine”, la memoria appunto di cui sono più carenti gli anziani.

2. Le aziende farmaceutiche che commercializzano i farmaci bioequivalenti utilizzano tutte lo stesso colore di scatola per diversi principi attivi. (Secondo dati emersi dal Forum Nazionale di Medicina Interna, risulta che in Italia 20 anziani su 100 sono affetti da più malattie; 40 anziani su 100 assumono 5 diversi farmaci contemporaneamente e 12 anziani su 100 ne assumono addirittura 10). Succede quindi che la stessa scatola con lo stesso colore e con la stessa grafica contenga principi attivi molto diversi. Sulla pericolosità della cosa non credo sia necessario fare commenti.

3. Poiché gli errori più frequenti dei miei pazienti riguardano il dosaggio dei farmaci; la somministrazione di una dose superiore od inferiore rispetto a quella prescritta, o la somministrazione di una o più dosi supplementari che non sono state prescritte. [Ho imparato da tempo ad esempio a non scrivere mai il dosaggio in frazione di numero come ½ o ¼, poiché spesso è interpretato come una compressa due volte al giorno, oppure molto più pericoloso: un giorno una compressa e il successivo quattro compresse]. Per i bioequivalenti i problemi si moltiplicano in maniera esponenziale.

 

Alcune proposte per semplificare la vita ai medici e soprattutto ai pazienti anziani:

A. Le aziende farmaceutiche mettano a punto un sistema di packaging e naming che riduca la confusione e prevenga gli errori di assunzione. Esempio: icone per distinguere la funzione del farmaco, per il cuore, per il diabete ecc. oppure che la scatola sia sempre dello stesso colore per lo stesso principio attivo indipendentemente dall’azienda che produce o commercializza il farmaco, quindi ad esempio rossa per il cuore, gialla per il diabete, eccetera, almeno per le grandi classi; cardiovascolari, osteoarticolari,diabete, psicofarmaci ecc.

B. Le prescrizioni potrebbero essere scritte integralmente al computer con un sistema adesivo che possa essere incollato alla scatola. Si potrebbe studiare dei software ad hoc. Nella maggior parte dei casi l’errore riguarda la frequenza e il dosaggio dei farmaci: basterebbe controllare questi due fattori per prevenire quasi il 95% degli errori (Gandhi 2005).

C. Che nelle scatole vi sia uno spazio bianco destinato alla scrittura( solo un’azienda italiana prevede un talloncino per la scrittura, altrimenti con le comuni biro o con i pennarelli non è possibile scrivere ) per nominare di chi è il farmaco … farmaco di Tizio, farmaco di Caio, farmaco di Sempronio. Questo sarebbe molto utile ad esempio, quando pazienti anziani coetanei convivono senza parenti. Queste brevi proposte non pretendono di essere esaustive verso il “problema farmaco”,e non sono in grado di intervenire con competenza sulla discussione di questi giorni sull’articolo della Finanziaria,nonostante mi sia letta molti articoli, compreso l’iniziativa europea del 2005 dell'Association Mieux Prescrire, la Fédération Nationale de la Mutualité Française e l'Union Fédérale des Consommateurs. Il mio appello tenta di esprimere alcune problematiche e alcuni suggerimenti di chi come me , medico di famiglia, lavora ogni giorno con i farmaci e con il loro impiego .Non sarebbe male ad esempio aprire un forum dove i professionisti, i pazienti e i loro famigliari possano portare le loro esigenze quotidiane e le loro soluzioni. Ho sempre presente ad esempio che i migliori ausili per i diversamente abili, (soprattutto per migliorare la qualità della vita) sono stati inventati dagli stessi pazienti, o di chi ne aveva cura. Spero che queste poche osservazioni siano condivisibili e si possa proporle per migliorare la compliance dell’impiego dei bioequivalenti e dei farmaci in generale . In ogni caso ringrazio per avermi ascoltato. Un caro saluto. Galliera (Bologna) 28.11.2007 Roberta Francia Medico di Medicina Generale AUSL Bologna Spec. in Gerontologia e Geriatria

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