Il dramma di Lucia: malata invisibile, malata senza dirittiVivo a Verona dal 1984 per aver vinto un concorso a cattedra come docente di italiano e storia. La mia vita è stata sempre molto attiva non solo come insegnante ma anche per la mia attività di psicopedagogista. Tenevo molte conferenze e ho scritto anche un libro Dietro le sbarre, nel quale racconto la mia esperienza professionale di un anno tra le detenute del carcere di Montorio. Non avevo certo tempo per annoiarmi. Comincia così la ricerca di specialisti competenti; mi diagnosticano anche la Sindrome Fibromialgica (spesso associata alla Sindrome di Sjogren) e mi viene consigliato di farmi vedere da uno psichiatra a causa della mia ansia, quasi a volermi considerare una malata immaginaria. Non lo potevo accettare! Comincia un altro pellegrinaggio alla ricerca di specialisti: Verona, Firenze, Siena, Rovigo. La diagnosi arriva da un medico di base ben preparato come immunologo e allergologo, ma non basta. Nel settembre 2004 dall'Università di Udine arriva la diagnosi definitiva di Sindrome di Sjogren, Sindrome Fibromialgica e Tiroidite autoimmune. Altre sintomatologie si sono purtroppo associate nel tempo. La malattia invisibile aveva finalmente un nome, ma la Sindrome di Sjogren non era riconosciuta come rara. Pensavo ingenuamente che con una diagnosi avrei trovato servizi, accoglienza, ascolto e medici preparati in grado di guarirmi. Ma allo stato attuale non ci sono farmaci che guariscono. Solo palliativi, con forti controindicazioni ed effetti collaterali che spesso danneggiano i vari organi del paziente. Nonostante fossi una coraggiosa battagliera, con una buona preparazione culturale, oltre che esperta di tecniche di rilassamento, avrei dovuto essere una wonderwoman per non crollare. Nella mia ultima degenza dell'ottobre 2004, mentre sfoglio Famiglia cristiana mi viene un’idea e faccio un appello: Cominciano a chiamarmi diversi malati, soprattutto donne (infatti la Sindrome di Sjogren colpisce per il 90% donne) che mi ringraziano perché nel parlare con me non si sentono più sole. Ho iniziato a scrivere a tutte e molte mi rispondevano, tutto questo lavoro mi dava l'energia per sopportare la malattia e non arrendermi. Cominciamo a incontrarci a Verona e a conoscerci, si crea una vera amicizia, una solidarietà tra chi soffre. Tutti lamentano oltre alle sofferenze fisiche soprattutto il senso di abbandono e di emarginazione nel vedersi non tutelati sotto il profilo assistenziale terapeutico e farmacologico. Era necessario dar voce a questa sofferenza ed emarginazione. Il 18 aprile 2005 fondavo ufficialmente l'associazione ANIMaSS (Associazione Nazionale Italiana Malati Sindrome di Sjogren) al fine di tutelare i malati affetti da tale patologia rara, sistemica, autoimmune, degenerativa. Anche se gravemente malata, sono fiera di quel che sto facendo per tutti i malati d'Italia. Faccio anche parte della Consulta delle associazioni di pazienti delle malattie rare. Aspetto in questi giorni un emendamento della Regione Veneto a favore della patologia. Il 20 novembre scorso mi sono candidata per il Tavolo Consultivo ristretto accanto al Ministro Livia Turco. Grazie al nostro sollecito c'è stata una donazione e l'istituzione di una borsa di studio presso l'Università di Udine. Abbiamo la sede nazionale a Verona, in via S. Chiara 6. Per aiutare i malati e i loro familiari ho offerto la mia professionalità: stiamo realizzando il progetto salute "teatroterapia" che si concluderà il 12 maggio 2007 con la rappresentazione teatrale dal titolo La malata invisibile presso l'auditorium del palazzo della Gran Guardia di Verona. In questo progetto sto ponendo tutte le mie speranze perché, oltre a dare un grande supporto e sostegno psicologico ai familiari dei malati, aiuta anche soci e volontari a star bene, a interagire col gruppo e aprirsi all'altro diverso da sé e quindi ad accoglierlo. Oltre all'importante percorso formativo e psicologico sarà di estrema importanza il prodotto finale: una rappresentazione in forma ironica dell'iter di una persona che viene colpita da una malattia rara, orfana e dimenticata. Vorrei concludere con un invito a tutte le persone affette da malattie rare, o anche non rare, a non arrendersi mai, ad avere sempre la speranza che le cose possano cambiare e migliorare. Perché ciò accada è necessario che ognuno di noi ci creda e lotti per questo. Lucia Marotta
Inserito da redazione il Mar, 06/02/2007 - 17:38
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