Inserito da Visitatore (non verificato) il Mer, 11/11/2009 - 16:06
Credo che ragionare sul dr. House come persona o tipologia di medico nel suo rapporto con i pazienti o colleghi sia in certo senso riduzionista; è fuor di dubbio che sia una persona poco socievole e che sia un buon bio-medico. Ciò che piace del telefilm credo sia la partecipazione del telespettatore alla spiegazione della malattia, della sua insorgenza e del suo percorso di guarigione; il dr. House non è un mago delle medical Humanities, parla poco al paziente, ma parla molto al telespettatore facendolo partecipare alla costruzione dell'esperienza di malattia e del senso della stessa. Chi la sera si mette comodo in poltrona e guarda il dr. House è direttamente coinvolto in un transfert con il paziente mal-trattato - esperienza oggettivamente connessa alla realtà di ciascuno di noi - ma grazie al ritorno dal transfert diventa un paziente-spettatore al quale viene spiegato cosa accade nel suo corpo e nella sua vita, in occasione della malattia. C'è ampia familiarità tra spettatore e paziente - anche etimologica - che consente nel transfert la buona riuscita del serial. Paradossalmente piace di più di E.R. che è piuttosto una dimostrazione dell'efficienza medica americana; il dr. Kovac parla dal punto di vista della struttura sanitaria. Dr. house ha un cinismo che svela alcuni nostri pensieri - necessari alla sublimazione della sofferenza - senza che ce ne rendiamo responsabili noi; ma parla in modo semplice e pragmatico al possibile malato (condizione ineludibile per qualunque telespettatore).
lo spettatore-paziente