In Tanzania ho lavorato a

In Tanzania ho lavorato a lungo in reparti ospedalieri : mi capitava spesso di ricevere bambini in condizioni gravissime (per es. con malaria cerebrale) e la storia (trasmessa oralmente dalla mamma) di una visita medica con prescrizione di farmaci fatta nella giornata. (Mi) mancava però la documentazione cartacea (e quindi certa) dei segni e sintomi riscontrati, della diagnosi presunta, dei farmaci realmente prescritti, degli esiti degli esami di laboratorio: tutto era rimasto in un dispensario lontano, chiuso(magari era notte),inaccessibile anche per telefono. Queste informazioni erano importanti (e a volte essenziali) per l'impostazione della terapia corretta, per accelerare i tempi ed evitare esami già fatti. Promossi l’adozione di un libretto sanitario personale. Niente altro che un comune quaderno scolastico di poche pagine sul quale il sanitario doveva annotare le informazioni raccolte durante la visita e il trattamento prescritto. Il quadernetto serviva al paziente per fornirsi dei medicinali presso la farmacia dell’ospedale ma rimaneva poi nelle sue mani. Ci furono non poche opposizioni iniziali, in particolare da parte dei sanitari ‘prescrittori’. Col tempo il sistema fu accettato. Oggi, nella regione dove lavoravo, ogni paziente ‘visto’ dalla struttura pubblica (ma anche privata) deve acquistare il quadernetto e portarselo con sé per ogni nuova evenienza medica (visita, ricovero,trasferimento). Per mancanza di apposita cartella, il quaderno viene spesso usato anche come cartella clinica in un eventuale ricovero in ospedale. Il sistema ha parecchi vantaggi, oltre a quello di ottimizzare il trattamento in caso di ricovero. Il medico di ambulatorio può avere una visione globale del paziente e della sua patologia passata. Si pensi alle malattie croniche, tipo asma, ipertensione, diabete, affezioni artritiche,patologie comunque ricorrenti: diventa importante sapere numero,data,gravità,trattamento, risultati ottenuti nelle visite precedenti. Si pensi alle malattie psicosomatiche: una visione di insieme dei precedenti contatti medici può meglio indirizzare la diagnosi. Essendo un documento che andrà in mano di altri colleghi, il sanitario si trova ‘obbligato’ a scrivere bene le informazioni raccolte, segni&sintomi, presunta diagnosi, trattamento prescritto,eventuali raccomandazioni non-farmacologiche (dieta, riposo, rassicurazione, consigli)data di revisione del paziente, esito degli esami di laboratorio,richiesta di ulteriore parere medico. Manco dall'Italia da 25 anni . Ai miei tempi (sostituivo i medici condotti), un paziente veniva ' visto ' dal medico di famiglia e se ne tornava a casa con una prescrizione di farmaci o di esami di laboratorio. Niente altro. La documentazione della sua malattia rimaneva nell'ufficio del medico, se costui era scrupoloso a farlo, altrimenti rimaneva...nell'etere. Le cose sono cambiate? Credo che sia un diritto del cittadino essere fornito della documentazione globale del suo ‘essere paziente’. Credo che i medici italiani (tutti, pubblici e privati,di famiglia e specialisti) debbano essere richiesti di scrivere e quindi rendere pubbliche le informazioni che raccolgono in ogni contatto curativo, sia quello un ‘proprio’ paziente oppure no. Scrivere su un unico documento,utile a tutti e per sempre in possesso del paziente. Anche eventuali ricoveri dovrebbero essere annotati (date, risultati, trattamento). Il tagliando di revisione dell’auto rimane ‘nell’auto’ e non a casa del meccanico. Massimo Serventi Pediatra Sri Lanka.
Massimo Serventi, Pediatra

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