Insetticidi e ADHD: una relazione pericolosa

Bouchard MF, Bellinger DC, et al. Attention-deficit/hyperactivity disorder and urinary metabolites of organophosphate pesticides. Pediatrics 2010;125:e1270–e1277.

Se si tratti di una semplice associazione o di una relazione causale, difficile stabilirlo. Certo che la segnalazione di un aumento statisticamente significativo del disturbo da deficit d’attenzione e iperattività (ADHD) nei bambini che hanno avuto una esposizione rilevante ai pesticidi è da prendere in seria considerazione. La notizia proviene dagli Stati Uniti ed è stata pubblicata su Pediatrics.

Deriva dai dati di un ampio studio osservazionale di popolazione, il National Health and Nutrition Examination Survey (NHNES), disegnato per valutare la salute e lo stato nutrizionale dei cittadini americani, adulti e bambini. L’associazione tra esposizione a insetticidi organofosforici e ADHD è stata analizzata relativamente al periodo 2000-2004 in un campione di 1.139 bambini di 8-15 anni di età, rappresentativi della popolazione statunitense.

Come misura indiretta dell’esposizione ai tossici ambientali sono stati determinati nelle urine i livelli di alcuni composti che si generano all’interno dell’organismo per degradazione degli insetticidi stessi. In questo caso sono stati scelti 6 derivati (metaboliti) del dialchilfosfato (DAP), riconducibili all’esposizione a circa 30 diversi insetticidi. Un primo elemento di preoccupazione era dato dal riscontro  di almeno una di queste sostanze nelle urine del 93,8% dei bambini.

La diagnosi di ADHD è stata formulata in 119 bambini (12,1%) attraverso un’intervista ai genitori adottando i criteri del DSM IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), la più autorevole classificazione internazionale dei disturbi mentali. A questi si aggiungevano altri 29 bambini che assumevano i farmaci indicati per  il disturbo in questione, per un totale di 148 (12,9%) con ADHD.

Considerando le concentrazioni individuali dei metaboliti e in particolare quelle del dimetil-alchilfosfato (DMAP), i casi di ADHD erano prevalentemente distribuiti tra i bambini con livelli urinari più elevati. Per ogni aumento di 10 volte del DMAP la probabilità di ADHD saliva di circa il 50%. Analizzando il comportamento del metabolita di  più frequente riscontro, il dimetil-tiofosfato i bambini con livelli superiori alla mediana avevano un rischio circa doppio di ADHD rispetto a quelli con livelli non misurabili.

Per decidere se l’osservazione indichi un reale pericolo per la salute infantile, va detto innanzitutto che i risultati, al di là della significatività statistica, non rappresentano un'associazione particolarmente robusta: per essere tale, secondo una regola non scritta ma empiricamente tenuta presente dagli addetti ai lavori, il rischio dovrebbe risultare almeno doppio o meglio triplo; e qui si è al limite inferiore. Gli allarmi basati su associazioni più deboli spesso non vengono confermati o sono addirittura smentiti.

Inoltre per le caratteristiche dello studio, questi dati sperimentali non possono provare che gli insetticidi organofosforici siano un fattore causale dell’ADHD. La dimostrazione può provenire solo da altre sperimentazioni più specificamente disegnate e condotte. Il legame tra disturbi del comportamento e dello sviluppo cognitivo dopo esposizione prenatale o postnatale ai pesticidi è peraltro già segnalato da altri studi citati dal presente, nessuno per ora probante

E’ però sicuro che i dati si riferiscono a livelli di esposizione consueti per un bambino statunitense e che le sostanze incriminate si trovano abitualmente nella frutta e nella verdura; mangiando per esempio dei frutti di bosco, un bambino americano ha una probabilità su quattro di ingerirle. La popolazione infantile inoltre è più vulnerabile per la minore attività dei sistemi di metabolizzazione ed eliminazione di questi tossici ambientali e per la più lunga prospettiva di vita, e quindi di accumulo, nell’organismo. 

Maria Rosa Valetto

Inserito da Maria Rosa Valetto il Mar, 18/05/2010 - 18:57

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