Il difetto metodologico di uno studio fa danni sulla pelle dei malati: il caso gabapentin

Fonte
Vedula SS, Bero L, et al. Outcome reporting in industry-sponsored trials of gabapentin for off-label use. N Engl J Med 2009;361:1963-71.

Chi ricerca trova: un conto è disegnare uno studio sperimentale definendone a priori gli esiti, un altro è avviarlo, condurlo a termine e scegliere a posteriori i risultati interessanti da comunicare. La prima scelta è quella giusta, ma può deludere, la seconda qualche soddisfazione la darà sempre, ma è tutt'altro che corretta.

Sul New England Journal of Medicine è riportato dai ricercatori dell'Università di San Francisco e della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora un esempio significativo di come la letteratura scientifica sugli effetti di un farmaco possa essere viziata da un metodo sistematicamente non adeguato di analisi dei risultati sperimentali che conduce a conclusioni errate. Si tratta della vicenda del gabapentin, approvato una decina di anni fa negli Stati Uniti come antiepilettico, peraltro non di prima scelta. Più recentemente il suo impiego è stato esteso, anche in Italia, ad indicazioni off label (non comprese tra quelle autorizzate dalle Autorità sanitarie) come il dolore neuropatico conseguente a un'infezione erpetica, l'emicrania, le psicosi maniaco-depressive che ne hanno fatto lievitare il fatturato. Al di là dei fatti di cronaca con risvolti giudiziari che hanno coinvolto l'azienda produttrice e delle responsabilità specifiche nella gestione delle sperimentazioni (di difficile ricostruzione per esplicita ammissione degli autori dell'articolo sul New England), il caso del gabapentin è esemplare come questione di metodo.

L'articolo del New England, descrive infatti come le prove di efficacia dei trattamenti off label provengano da un'analisi degli esiti non proprio ortodossa. Va subito chiarito che con il termine esito, o il corrispondente inglese outcome, si intende il parametro o il risultato scelto per valutare l'effetto considerato dallo studio sperimentale (per esempio il controllo del dolore nel caso dell'emicrania).

Il vizio denunciato sta nella manipolazione degli esiti: in 8 su 12 studi pubblicati nell'ultimo decennio non c'era corrispondenza tra gli esiti stabiliti a priori dal protocollo sperimentale e quelli pubblicati. In particolare, l'esito primario era stato sostituito (6 studi), declassato a secondario (2 studi), modificato (5 studi) o del tutto ignorato (5 studi). I risultati negativi, punto sempre dolente nella comunicazione scientifica, non completavano il loro percorso fino alla pubblicazione.

Una conseguenza che preoccupa gli autori è l'elevata probabilità che studi con difetti metodologici anche importanti entrino a far parte delle fonti di revisioni evidence based. La revisione sistematica Cochrane del 2005 conclude infatti che il gabapentin è efficace per il trattamento del dolore acuto e cronico.

Quello del gabapentin è un esempio su larga scala, ma istruttivo per ogni ricercatore e applicabile a ogni studio sperimentale.   

Alle riviste mediche è richiesto da alcuni anni che gli studi clinici oggetto di pubblicazioni siano presenti nell'elenco del ClinicalTrials.gov, che prevede la dichiarazione di molte caratteristiche della sperimentazione ma non è privo di scappatoie (la lista degli studi clinici sul gabapentin si trova all'indirizzo   http://www.clinicaltrials.gov/ct2/results?term=neurontin&pg=1).

Maria Rosa Valetto

Inserito da Maria Rosa Valetto il Ven, 18/12/2009 - 15:51

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