I tassi di mortalità dell’influenza da virus H1N1: una questione di numeri

Lo scorso 14 luglio è stato presentato a Roma, alla presenza del ministro del Lavoro della salute e delle politiche sociali Maurizio Sacconi e del vice-ministro Ferruccio Fazio, il piano di vaccinazioni per contrastare in Italia l'influenza da virus H1N1.

Sentendo i resoconti della giornata preparati dal TG1 (link), leggendo nel corso della stessa giornata gli articoli pubblicati sui siti web dei principali quotidiani italiani e, nel giorno seguente sui rispettivi giornali nel formato tradizionale, non si poteva non cogliere l'inesattezza dei dati presentati.

In particolare quelli che riguardano il tasso di mortalità della nuova influenza, segnalata come più bassa di quella stagionale (quella stagionale è indicata all'1 per mille, mentre quella da H1N1 allo 0,4-0,5 per mille) e che hanno indotto Fazio a dichiarare che «ci saranno forse un migliaio di morti in Italia» a fronte di circa 3-4 milioni di contagiati attesi (link La Stampa, link La Repubblica).

A chi è attribuibile la dichiarazione di queste stime?

Dall'articolo di Repubblica non si capisce se sia da attribuire a Fazio o al giornalista che ha scritto l'articolo. Su La Stampa è chiaro che la dichiarazione è di Fazio. Il Corriere della Sera, nella edizione online, si limita invece a descrivere il piano senza indicare tassi di mortalità (link Corriere della Sera), anche se nella edizione cartacea dell'articolo pubblicata il 15 luglio questi ricompaiono con gli stessi valori indicati dagli altri organi di stampa.

Il fatto è che questi dati sono palesemente sbagliati.

Eppure le fonti sono lì, accessibili a chiunque. Sul sito dell'Organizzazione Mondiale della Sanità c'è scritto tutto. L'ultimo report disponibile (datato 6 luglio) indica un tasso di mortalità a livello internazionale dello 0,45% (429/94512) cioè 4 per mille e non 0,4 per mille (link WHO). Quindi si tratta di una mortalità 4-5 volte superiore a quella che caratterizza l'influenza stagionale (correttamente indicata all'1 per mille), e non inferiore come erroneamente segnalato. Se si applica questo tasso di mortalità a 3-4 milioni di contagiati (nella migliore delle ipotesi) si arriva a 13.000-18.000 decessi, esattamente 10 volte quelli indicati dalla stampa.

Se poi si va a vedere l'evoluzione della malattia in alcuni tra i paesi più avanzati (e colpiti), si scopre che la mortalità è del 4,5% (o 45 per mille) in Argentina (137/3056, situazione al 13 luglio, link pdf documento governo argentino)  e del 2% (20 per mille) nello stato di New York (52/2582, situazione al 10 luglio, link CDC).

E' vero che non bisogna alimentare facili allarmismi, ma è anche vero che non si possono ignorare le cifre ufficiali. Sarà probabilmente stato un abbaglio del vice-ministro Fazio, un (banale?) errore di magnitudo (ovvero ha sbagliato di 10 volte). Anche chi diffonde i numeri tramite mezzi di informazione di massa ha il dovere di controllare e verificare i dati ufficiali disponibili. Soprattutto in questo caso, quando le fonti di informazioni sono ampiamente conosciute e facilmente accessibili.

Si può anche discutere su quanto i tassi di mortalità ufficiali siano attendibili. Attribuire e contare i morti è (relativamente) facile, ma il problema è il denominatore. E una sovra o sotto stima del numero degli infetti (compresi quelli asintomatici) nei vari paesi colpiti, potrebbero variare di molto le stime dei tassi. Questo però non toglie nulla al dovere di rispettare e verificare i migliori dati disponibili da parte delle autorità sanitarie quando parlano e dei giornalisti quando riferiscono.

Nel corso della conferenza stampa sarebbe stato oppurto anche avanzare ai ministri presenti alcune domande:

  1. Quale è la situazione dei milioni (40?) di dosi di antivirale sufficienti a curare 4 milioni di persone (il 7% della popolazione italiana) la maggior parte delle quali ancora nei mesi scorsi era disponibile solo in polvere (non incapsulata);
  2. E' in programma l'acquisizione di altri antivirali per coprire una popolazione più ampia in caso di bisogno, allineandosi in questo modo agli altri paesi europei e agli Stati Uniti? Quali sono i tempi?
  3. E' giusto vaccinare 8,6 milioni di italiani e non prevedere fin da subito l'acquisto di nuovi vaccini per iniziare con la vaccinazione dei bambini/ragazzi da 2 a 20 anni (che rappresenta peraltro la categoria più a rischio)?
  4. Cosa ne sarà di coloro che non saranno vaccinati e non saranno curati con l'antivirale (almeno in una prima fase che si concluderà entro l'anno saranno coperte 8,6 milioni da vaccinazioni e 4 milioni da antivirale)?

E' meglio se mi infetto prima o dopo?

Si legge sul Corriere della Sera il vice ministro Ferruccio Fazio che, a chi gli domanda se non sia il caso in questo periodo di rinunciare ai viaggi studio a Londra, risponde che non c'è nessuna ragione per farlo. Sostiene anzi che «se si trattasse di mio figlio lo lascerei partire. È una forma leggera, meglio prenderla subito» (link Corriere).

Un articolo pubblicato su La Stampa dal corrispondente da Parigi che racconta della moda dei "swine flu parties" contiene invece una dichiarazione di senso opposto rilasciata dalla  dottoressa Jean-Marie Cohen, coordinatrice nazionale della rete di gruppi regionali per l'osservazione dell'Influenza, la quale dichiara: «Contrarre deliberatamente il virus? Francamente non lo farei per me né per la mia famiglia» e che agiunge «Se prendere la malattia è una cura, accettiamo di correre il rischio di morire?» (link La Stampa)
 
Sono evidenti le differenti vedute sulla reale minaccia della malattia.

Eugenio Santoro
Laboratorio di Informatica Medica
Dipartimento di Epidemiologia
eugenio.santoro@marionegri.it

Inserito da Eugenio Santoro il Gio, 16/07/2009 - 14:55

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