Campi elettromagnetici e leucemia infantile: tra causa e casualità

Fonti
Draper G. BMJ 2005; 330: 1290
O Dickinson H. BMJ 2005; 330: 1279

Una ricerca condotta in Inghilterra e Galles per tenere sotto controllo il legame tra leucemia e campi elettromagnetici ha osservato che i bambini nati e vissuti in prossimità dei campi magnetici generati dai condotti dell’alta tensione hanno un rischio maggiore di una volta e mezzo rispetto ai coetanei di ammalarsi di leucemia.

La conclusione non è cristallina: i ricercatori sottolineano che il legame di causa ed effetto non può essere dimostrato con certezza, anzi il risultato potrebbe essere dovuto semplicemente al caso. Non è un errore di quest’ultimo studio in particolare. Il difetto sta a monte, negli strumenti statistici a nostra disposizione che non consentono di escludere la casualità e dichiarare certo il legame di causa ed effetto tra vicinanza alle linee dell’alta tensione e rischio di leucemia

Esiste un piccolo cono d’ombra rappresentato dalla probabilità che ciò che si è osservato in determinate condizioni si ripresenti, nelle stesse condizioni, in una ricerca successiva. L’ampiezza di questo cono è deciso dai ricercatori stessi. Di norma chi disegna lo studio tenta di ridurre al minimo la possibilità che i risultati siano casuali scegliendo un campione ampio, un lungo periodo di osservazione, nonostante ciò non si può ridurre a zero la possibilità che il caso determini il risultato.

In particolare gli studi che osservano la correlazione tra elettrosmog e leucemia soffrono di altri inconvenienti: l’esigua differenza di rischio della popolazione esposta rispetto a quella di controllo; la mancanza di una spiegazione biologica di come influisca l’energia elettromagnetica sul corpo umano; l’esistenza di altri fattori che non vengono messi in conto ma che possono determinare l’esisto delle ricerche (per esempio le caratteristiche ambientali della zona presa in esame o la classe sociale delle persone coinvolte nello studio).

Malgrado queste difficoltà due ragioni giustificano l’interesse della scienza verso queste ricerche:

  • la frequenza con cui si susseguono i dati a favore della correlazione;
  • la costante della correlazione: quasi sempre si osserva l’insorgere della leucemia e quasi sempre nei bambini.

Ciò implicherebbe l’esistenza del meccanismo biologico, finora sconosciuto quindi da indagare, con cui le onde elettromagnetiche influiscono sul corpo umano in una determinata fase del suo sviluppo. Questa ipotesi di lavoro spiega l’impegno continuo della ricerca.

Attualmente, però, l’ampia area di incertezza che avvolge questo settore di studi giustifica l’estrema cautela con cui vengono comunicati i dati delle ricerche, che colpiscono l’emotività del pubblico (la malattia dei bambini) e coinvolgono forti interessi (a creare o spostare nuove o vecchie linee elettriche). Da qui l’enfasi che gli autori di queste articoli pongono sul ruolo del caso, sul rischio esiguo, sull’esistenza di altri fattori esterni ben più determinanti per la salute dell’individuo e della società (condizione socioeconomica, fumo, stile di vita, alimentazione eccetera).

Anche un editoriale a commento dell’articolo del BMJ invita ad accogliere i dati con cautela. L’autrice, Haether O Dickinson, abbraccia la tesi che la leucemia si scateni in alcuni bambini predisposti dopo che entrano in contatto con fattori ambientali scatenanti.

Uno dei possibili fattori predisponenti è stato individuato: sembra essere una particolare mutazioni di alcuni geni (osservata in un quarto dei bambini malati di leucemia) che viene sviluppata prima della nascita e che può essere causata dall’inquinamento, dalle infezioni, dalle radiazioni ionizzanti che hanno colpito la madre durante la gravidanza. Però non tutti i bambini con questo difetto nei geni si ammalano: un dato che sembra chiamare in causa anche altri eventi che occorrono dopo la nascita.

L’editorialista esprime perplessità circa il fatto che le linee dell’alta tensione possano essere uno di questi fattori. Infatti, finora, non si è osservato un effetto dose-risposta: all’aumentare della dose di energia magnetica assorbita dovrebbe corrispondere in incremento dell’effetto, quindi un aumento dei casi di leucemia.

Ciò che invece è stato osservato è che vivere in prossimità di un campo magnetico di 0,4 micro Tesla non determina alcun rischio, mentre in prossimità di campi ad energia superiore il rischio aumenta anche del doppio. Tuttavia 0,4 micro Tesla corrisponde all’un per cento del campo magnetico terrestre, a cui tutti gli abitanti del pianeta sono esposti: come è possibile che un singolo punto percentuale in più produca effetti più evidenti che tutta l’energia elettromagnetica assorbita dagli esseri umani per il solo fatto di vivere sulla Terra?

In attesa che i fattori scatenanti escano dal cono d’ombra, si può prendere in considerazione una spiegazione riportata da O Dickinson. L’esposizione precoce alle infezioni, e quindi uno sviluppo precoce di anticorpi, potrebbe essere un fattore di protezione: bambini ricoverati in ospedale o che fin da piccoli hanno avuto modo di frequentare i coetanei hanno, infatti, un rischio minore di ammalarsi di leucemia.

Quindi, in attesa di strumenti epidemiologici più precisi e nuove tecnologie, che chiariscano i meccanismi molecolari coinvolti nella malattia e nel suo legame con i campi magnetici, si può considerare il reciproco scambio di microbi e virus, promosso da una precoce socializzazione, come un atto preventivo sostenuto da prove scientifiche e, probabilmente, privo di effetti collaterali dannosi.

Sergio Cima, Roberto Satolli

Inserito da redazione il Dom, 19/06/2005 - 00:00

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