Gentile dottor Mariotti, la ringraziamo per l’attenta lettura del nostro testo e per la sua replica. Tuttavia precisiamo che non si dà per scontato che a determinare principalmente la salute sia lo stress: gli studi epidemiologici confermano che le differenze di classe sociale restano il fattore di rischio più importante, anche dopo correzione per gli stili di vita e per i fattori protettivi. E’ necessario sottolineare in proposito che, al contrario di quanto lei afferma, molti studi negano che tra i fattori protettivi vi siano il ricorso agli specialisti e l’uso di farmaci costosi: quando sono stati paragonati gli esiti in popolazioni ad alto o basso livello di consumi sanitari (es Canada e USA o altro) non sono emerse sostanziali differenze. Altre ricerche mostrano, al contrario, che in alcuni casi la frequentazione degli specialisti può essere un fattore di rischio: è noto che le campagne di sensibilizzazione per il tumore alla prostata condotte negli Stati uniti abbiano prodotto un eccesso di prostatectomie tra i manager, che sono stati operati al di là di qualsiasi prova scientifica di efficacia, ricevendo però tutto il carico di effetti collaterali che accompagnano l’operazione. Per quanto riguarda lo stress si può dire che sia uno dei possibili meccanismi patogenetici delle differenze di mortalità e morbosità correlate alla posizione gerarchica nella società. Esiste a riguardo qualche studio importante, oltre alle ipotesi di Michael Marmot. La grande ricerca Interheart, per esempio, ha rilevato il peso dello stress tra i 9 fattori di rischio per malattie cardiovascolari che spiegano il 90 per cento della variabilità. Peraltro lo stress in questo studio è stato misurato, con una varietà di strumenti a questionario validati. Dunque esistono dati che affiancano le suggestive indicazioni fornite dalle ricerche di Marmot. Certamente mancano studi significativi che indaghino a fondo la natura di ciò che chiamiamo stress e il ruolo che gioca nell’origine delle malattie. Dove sono queste ricerche? E’ questo il punto: malgrado il sospetto che lo stress giochi un ruolo importante non è nell’interesse dell’industria, né della ricerca pubblica, investire mezzi per determinare il peso di questo fattore di rischio mentre si preferisce limare le percentuali di rischio dei fattori biologici, soggetti a semplici controlli strumentali e ben regolabili con sostanze farmaceutiche. Roberto Satolli, Sergio Cima, redazione PartecipaSalute
Gentile dottor Mariotti, la
Gentile dottor Mariotti,
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più importante, anche dopo correzione per gli stili di vita e per i fattori protettivi.
di Michael Marmot. La grande ricerca Interheart, per esempio, ha rilevato il peso dello stress tra i 9 fattori di rischio per malattie cardiovascolari che spiegano il 90 per cento della variabilità. Peraltro lo stress in questo studio è stato misurato, con una varietà di strumenti a questionario validati.
la ringraziamo per l’attenta lettura del nostro testo e per la sua replica
Tuttavia precisiamo che non si dà per scontato che a determinare principalmente la salute sia lo stress: gli studi epidemiologici confermano che le differenze di classe sociale restano il fattore di rischio
E’ necessario sottolineare in proposito che, al contrario di quanto lei afferma, molti studi negano che tra i fattori protettivi vi siano il ricorso agli specialisti e l’uso di farmaci costosi: quando sono stati paragonati gli esiti in popolazioni ad alto o basso livello di consumi sanitari (es Canada e USA o altro) non sono emerse sostanziali differenze. Altre ricerche mostrano, al contrario, che in alcuni casi la frequentazione degli specialisti può essere un fattore di rischio: è noto che le campagne di sensibilizzazione per il tumore alla prostata condotte negli Stati uniti abbiano prodotto un eccesso di prostatectomie tra i manager, che sono stati operati al di là di qualsiasi prova scientifica di efficacia, ricevendo però tutto il carico di effetti collaterali che accompagnano l’operazione.
Per quanto riguarda lo stress si può dire che sia uno dei possibili meccanismi patogenetici delle differenze di mortalità e morbosità correlate alla posizione gerarchica nella società.
Esiste a riguardo qualche studio importante, oltre alle ipotesi
Dunque esistono dati che affiancano le suggestive indicazioni fornite dalle ricerche di Marmot. Certamente mancano studi significativi che indaghino a fondo la natura di ciò che chiamiamo stress e il ruolo che gioca nell’origine delle malattie. Dove sono queste ricerche? E’ questo il punto: malgrado il sospetto che lo stress giochi un ruolo importante non è nell’interesse dell’industria, né della ricerca pubblica, investire mezzi per determinare il peso di questo fattore di rischio mentre si preferisce limare le percentuali di rischio dei fattori biologici, soggetti a semplici controlli strumentali e ben regolabili con sostanze farmaceutiche.
Roberto Satolli, Sergio Cima, redazione PartecipaSalute